Trasporto (Perché bus e treni camminano)

20110122_atacIl dietro le quinte del Trasporto Pubblico Locale

 (Perché bus e treni camminano)

Spiegare la mole di lavoro che esiste dietro al servizio di Trasporto Pubblico Locale non è affatto semplice. Partiamo dal presupposto che il trasporto di persone in ATAC S.p.A., azienda che si occupa di trasporto pubblico nella città di Roma, si sviluppa in due sistemi ben distinti: trasporto su gomma e trasporto su ferro; quest’ultimo ulteriormente differenziato in ferrovia metropolitana, ferrovia FS in concessione e tramvia.

Volendo per una volta non parlare del personale viaggiante che più di tutti viene riconosciuto in quanto immediatamente percepibile, daremo risalto a tutta una serie di figure professionali spesso sconosciute o quantomeno sottovalutate. Una compagine di lavoratori specializzati che vengono genericamente chiamati Operai.

Non ne parleremo nel dettaglio ma ci accontenteremo di spiegare che dietro il semplice passaggio di un treno e dietro la semplice corsa di un autobus si nasconde il lavoro di decine di operai che solo a volte capita di intravedere e in alcuni casi addirittura nemmeno di immaginare.

Rendiamo tutto estremamente semplice.

L’ autobus deve essere messo in condizione di camminare in sicurezza pertanto, oltre al conducente, ci sarà una serie di operai specializzati che si occuperà della manutenzione e della riparazione del mezzo in tutte le sue parti e funzioni; persone che molto spesso si ritrovano a far fronte alla mancanza di pezzi di ricambio e che tuttavia, affidandosi alla professionalità ed alla grande inventiva, cercano di far uscire dai depositi il maggior numero possibile di vetture idonee al servizio. Lavoratori che hanno, allo stesso tempo, capacità e competenze derivanti da un mondo che sembra appartenere solo a loro e che necessita ovviamente di una grande esperienza maturata negli anni.

Per i treni (sia che essi siano metropolitane, ferrovie o tram) il discorso è più complesso; diciamo che oltre a doversi occupare del mezzo le varie categorie di operai devono occuparsi della strada che esso percorre e di tutte quelle parti che consentono ad un mostro di metallo di muoversi in maniera sicura partendo dal fornirgli energia fino ad arrivare ai sistemi di sicurezza della linea passando per chi si occupa del binario, per chi gestisce i sistemi di comunicazione e le infrastrutture.

Stiamo parlando, comunque sia, di personale tecnico altamente qualificato con un bagaglio di conoscenze difficili da trovare altrove in quanto strettamente legate al trasporto pubblico; una realtà che consente molto raramente esperienze lavorative al di fuori dell’azienda in cui ci si trova a lavorare.

Quest’ultima riflessione sta però a significare che un eventuale nuovo assunto, prima di essere veramente operativo, dovrà necessariamente affrontare un periodo di formazione e affiancamento al personale più esperto.

Pertanto sembrerebbe ovvio programmare le assunzioni in questi settori per andare a sopperire le normali carenze che negli anni si sono create e si verranno a creare dovute a pensionamenti, trasferimenti, promozioni e tutte le altre casualità che si potranno verificare nella vita lavorativa.

In ATAC la situazione in realtà è ben diversa; infatti, così come per autisti e macchinisti, il numero di operai si è, negli anni, ridotto e non c’è stato quell’avvicendamento necessario alla formazione di nuove leve, tant’è che nel settore operaio l’ultima assunzione risale oramai ad una decina di anni fa. Tutto questo nonostante lo scandalo delle assunzioni a chiamata diretta faccia pensare il contrario. Infatti tali assunzioni non riguardavano reparti operativi.

Nel futuro le carenze aumenteranno e difficilmente potranno essere sopperite in breve tempo visto non solo il blocco delle assunzioni ma anche il tempo necessario affinché l’eventuale nuovo assunto diventi competente ed indipendente professionalmente.

Come collocare tale situazione nel panorama di polemiche, scandali e falsità che si sono diffuse in questi giorni?

Come influirà questo nella qualità del servizio futuro? A chi andrà la responsabilità di una carenza di personale che abbraccia tutte le categorie di lavoratori?

Quando un passeggero chiederà le motivazioni dei disservizi, chi gli spiegherà che sono dovuti anche ad una drammatica mancanza di personale e non alla poca volontà dei dipendenti?

Chi aveva il compito di vigilare su una gestione che si è dimostrata non all’altezza?

Le risposte risiedono nella memoria e nelle coscienze di tutti coloro che hanno la voglia di ricordare, spesso nascosto tra tante bugie, ciò che è apparso nei quotidiani degli ultimi anni.

Sarebbe già un grande passo avanti non accontentarsi di puntare il dito sul lavoratore ma provare a capire quale sia la realtà vista dall’interno.

Per aprire gli orizzonti basterebbe NON PARLARE DEL LAVORATORE MA CON IL LAVORATORE.

Author: Cambia-menti M410

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