Roma TPL ed altre consorziate in protesta da sei giorni.

Roma TPL ed altre consorziate in protesta da sei giorni. Questa la asettica definizione di quanto sta accadendo a Roma. Una rivoluzione che non contempla accostamenti con un passato remoto e recente che vede la lotta di 1800 lavoratori uniti.

Uniti contro il tentativo di terrorizzarli.

Uniti contro il tentativo di ricattarli.

Uniti contro il tentativo di corromperli.

Tocchi uno tocchi tutti.

Solo che dietro a queste 1800 matricole c è una storia.

Una storia che nessuno racconta.

Una storia che non può e non deve essere raccontata perché bisognerebbe ammettere il fallimento del privato nelle aziende di trasporto in Italia.

1800 esseri umani.

Un collega è di Napoli.

Perfettamente vestito in divisa racconta che da 20 giorni non torna a casa e dorme in macchina.

I colleghi stanno facendo per lui una colletta.

La mortificazione manifesta ed evidente sulla sua faccia.

Un altro dipendente si presenta davanti al deposito, pieno di autobus fermi, con la sua bellissima bambina.

Implora il proprio stipendio per comprare latte e pannolini alla sua creatura.

Due colleghi aspettano la nascita del loro piccolo. Lei è al settimo mese di gravidanza. Con la riforma nella sanità devono pagarsi le analisi che certifichino assenza di citomegalovirus e toxoplasma.  L’ecografia per la valutazione di una fisiologica crescita del feto.

Insomma cose normali.

Che in questo contesto assurdo in cui uno deve elemosinare quanto di onestamente guadagnato diventano privilegi.

Eppure li incontri sorridenti davanti ai depositi.

Parli con loro e abbracci un cinquantenne che scoppia in lacrime perché deve chiedere prestiti ai propri cari.

Ed è lì che ti rendi conto che l’Italia ha fallito.

Che questo paese sia completamente allo sbando.

Silente e da lontano con i tuoi grandi occhi neri osservi i lavoratori uniti intorno ad un fuoco.

Rispetto a noi di Atac e non solo percepiscono stipendi più bassi anche del 30%. Lavorano più ore con turni più disagiati.

Saranno 150 gli esuberi che presto verranno annunciati.

Le indennità salariali ed i buoni pasto gli sono stati tolti.

E loro non chiedono nulla di più di ciò che gli spetta di diritto.

  • Richiesta del pagamento delle mensilità di ottobre e novembre entro il giorno 30 del mese corrente.
  • Richiesta dell’erogazione degli emolumenti entro i termini previsti dagli accordi del 13/3/2005.
  • (Pagamento delle spettanze entro la fine del mese corrente).
  • Richiesta di pagamento della mensilità di dicembre 2015 entro il 31/12/2015.
  • Richiesta di pagamento della 13 esima mensilità entro il termine del giorno 20 del mese di dicembre.
  • Richiesta di sospensione delle procedure di licenziamento collettivo di 143 lavoratori.
  • Pagamento degli arretrati del PDR (premio di risultato) e dei buoni pasto.
  • Sospensione immediata del recupero retroattivo Erg più reintegro della quota per parametro.
  • Regolarizzazione delle posizioni dei fondi contributivi, prestiti e cessioni del quinto dello stipendio.
  • Liquidazione dei 306 euro regionali dal 2009 ad oggi come da contratto
  • Tutela strutturale e ricollocazione dei non idonei.

Chiediamo alla cittadinanza di essere con noi in questa lotta.

Perché la politica sposta i fasci di luce radente verso il problema solo se ha campagne elettorali da fare e voti da prendere.

Gran parte della politica almeno.

Solo che loro scaldano e si spostano su poltrone sempre diverse.

Mentre noi siamo qui.

Ad urlare che evidentemente non sia la privatizzazione la soluzione.

Ad urlare che si sbrigassero a consegnare ai lavoratori le loro spettanze e attivassero le loro energie per rendere i trasporti di Roma e d ‘Italia degni della nostra penisola.

Bisogna investire in sicurezza.

Un kamikaze facendosi esplodere su un autobus farebbe più vittime che a Parigi.

Bisogna rinnovare il parco vetture.

Occorre assumere personale.

Occorre aumentare la velocità commerciale dei mezzi.

Rifare le strade.

Aumentare le corsie preferenziali.

Mettere gente onesta e competente a capo delle aziende di trasporto, perché ad udire ciò che dice il senatore esposito che ha l’immunità parlamentare ce ne sono di realtà da far accapponare la pelle.

Su questo bisogna puntare a dieci giorni dall’anno giubilare.

Non al tentativo di uno scontro fratricida tra lavoratori che sono tutti uguali.

E con cittadini che hanno tutti gli stessi diritti.

Primo tra tutti il diritto alla mobilità ed ai trasporti.

Ci vogliono dividere.

Noi contro di voi.

Perché insieme noi e voi, lavoratori e cittadini onesti, contro di loro, completamente scollati dalle realtà impellenti, saremmo devastanti.

Solo un appunto.

Christian Rosso e Micaela Quintavalle non sciacallano su nessuno.

Sono sempre in prima linea quando i lavoratori chiedono un loro intervento.

Nello specifico, sono gli unici a non esser stati cacciati dai lavoratori in sciopero.

Il cambiamento dovrebbe partire da questo.

Invece di giudicare e rimanere inerti, anche i colleghi delle altre aziende dovrebbero dare appoggio a questi esseri umani che hanno compiuto una impresa titanica e che senza tema di smentita rimarrà la forma di protesta più compatta e stratosferica di un gruppo di lavoratori d’Italia.

To be continued….

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *