Roma, incidente sulla Gianicolense tra tram e autobus.

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Le cause e le responsabilità sul grave incidente tra due mezzi del trasporto pubblico di Roma verranno accertate. Se qualcuno non ha rispettato la segnaletica pagherà.

 

 

Noi vi proponiamo però uno spunto di riflessione su come oggi un autoferrotranviere svolge il suo lavoro.

Vorremmo iniziare con qualche delucidazione sul meccanismo della “costruzione” dei turni e delle ciclazioni degli operatori di esercizio, ma forse è meglio il classico autisti di mezzi pubblici.

I riposi sono facili da capire. Settimanali a scalare: lun e dom – dom – dom – sab e dom – sab e dom – sab – ven – gio – mer – mar, poi si ricomincia lun e dom. Questa è la tecnica dell’elaborazione turni, ognuno ha la sua ciclazione ed è distribuita in modo da garantire lo stesso numero di presenze.

Costruzione dei turni:

Viene istituita una linea, viene deciso quanti bus devono esserci in servizio, vengono calcolati i tempi di percorrenza (spesso i tempi di percorrenza fanno venire i brividi anche a piloti affermati), in base a questi dati viene elaborato un turno macchina (a che ora esce e rientra dal deposito e le partenze dai capilinea di ogni singolo bus), questi turni macchina vengono suddivisi finalmente in turni guida, cioè negli orari di inizio e fine turno giornalieri degli autisti.

Per l’Atac la quantità di servizio da erogare è nota anno per anno, mese per mese, settimana per settimana, giorno per giorno. Stando in contatto diretto con il Provveditorato agli studi, col Comune e coi Municipi sanno in anticipo le date di apertura e chiusura delle scuole, le date degli eventi programmati, e la quantità di servizio richiesto dal Comune stesso.

Questi importantissimi dati sarebbero sufficienti per fare una programmazione “svizzera” almeno annuale o stagionale. Per programmazione intendiamo sia la reale capacità di offerta che l’assegnazione dei turni agli autisti.

Al primo gennaio sanno già quanti autisti gli occorreranno il 25 ottobre alle 13:16 ad esempio.

 Di norma invece i turni agli autisti vengono assegnati il giovedì, settimana per settimana, tranne i riposi che sono già noti. Spesso uno o due giorni vengono lasciati vuoti dai turni, tecnicamente si chiamano “variazione mattina” o “variazione pomeriggio”, ciò significa che quel turno verrà reso noto solo il giorno prima alle 13:00 e che fino a quell’ora si rimarrà nella totale incertezza se disdire o meno gli impegni presi, o se il giorno dopo ci si dovrà alzare alle 2:30 o se si andrà a dormire alle 2:00.

Dicevamo, il giovedì vengono resi noti i turni della settimana successiva affiggendoli in rimessa e pubblicandoli online su apposita area riservata del sito Atac. Spesso invece vengono resi noti il venerdì, a volte addirittura il sabato!

Va considerato anche che gli autisti non hanno l’istituto dei permessi giornalieri o a ore, e che i singoli giorni di ferie molto raramente vengono concessi. Viene da se che l’unico modo per gestire gli impegni privati e famigliari è il cambio turno consensuale tra colleghi, o cambio singolo concesso dall’azienda.

Su questo punto del cambio turno va detta una cosa fondamentale: se è stato concesso o meno, si sa solo il giorno prima alle ore 13, come per i suddetti turni in variazione.

È puro sfruttamento che non porta a nessun giovamento concreto per l’azienda o per il servizio offerto ai cittadini. Gli autisti sono persone come tutti gli altri ma che svolgono un impiego gravoso e stressante, classificato dallo Stato come lavoro usurante. E non lo è certo solo ai fini pensionistici, ma anche per tutti gli altri aspetti della loro quotidianità lavorativa: aggressioni fisiche e verbali, discopatie, virus, batteri, problemi neurologici, psicologici, proctologici, urologici, ginecologici, alle vie respiratorie per lo smog… Ne voleste di malattie legate a questo lavoro.

In una società che pretende di trovare tutto sempre connesso, aperto, accessibile, 24 ore su 24, il lavoro a turni appare come un orizzonte quasi inevitabile. Oggi un lavoratore su quattro è sottoposto a una rotazione per turni. Con quali effetti sulla salute? E come minimizzarli?

Non è facile far convivere i turni di lavoro con il cosiddetto bioritmo. Uno dei primi rischi per un turnista è un’alterazione dell’orologio biologico. Il problema riguarda, in primis, il turno di notte, dopo il quale non è sempre facile recuperare le energie. E questo per motivi diversi. Da un lato, bisogna considerare alcuni fattori ambientali che, di giorno, possono ostacolare un sonno ristoratore: il rumore, la luce, le esigenze familiari o la necessità di svolgere una seconda attività. Dall’altro lato, ci sono gli spostamenti richiesti per raggiungere il luogo di lavoro o rientrare a casa. Tutti tempi supplementari che fanno aumentare il debito di sonno, con conseguenze negative sull’organismo.

Il turnista, dunque, può andare incontro a uno sfasamento del ritmo sonno / veglia. Una larga percentuale (35-55%) di chi fa frequenti notturni ha disturbi del sonno, con una riduzione della fase Rem, che è la più profonda e rigeneratrice. In genere questi problemi sono più evidenti dopo i 45-50 anni. Saltano anche i ritmi circadiani, importantissimi per il corretto funzionamento dell’organismo. Esiste un ritmo preciso, legato all’avvicendarsi del giorno e della notte, e questa cadenza regola le nostre funzioni biologiche.

È dimostrato; fare un lavoro notturno aumenta la fatica e il rischio di errori e di incidenti, spiega Giuseppe Taino Giuseppe Taino, specialista in Medicina del Lavoro della Fondazione Maugeri di Pavia. Secondo uno studio recente, questo rischio aumenta fino al 18%. In generale, si verifica un calo dell’efficienza lavorativa che ha ripercussioni anche durante il giorno. La diminuzione della capacità produttiva è uno dei sintomi della cosiddetta “sindrome del lavoratore turnista”, recentemente classificata tra le patologie del sonno, che colpisce un lavoratore su 10. La sindrome è caratterizzata anche da altri sintomi come maggiore irrequietezza, difficoltà di concentrazione, disturbi dell’umore, depressione. “Tutti sintomi che possono avere ricadute sulla vigilanza, e una condizione cronica di ridotta vigilanza aumenta il rischio di errore”, osserva lo specialista.

Author: Cambia-menti M410

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