Roma il trasporto pubblico si ferma.

imageRoma: Il trasporto pubblico si ferma.

I colleghi della Roma TPL, l’azienda che rappresenta il privato già sedimentato ed insediato nella capitale, incrociano le braccia.

Gli AUTOFERROTRANVIERI considerati invisibili dalle istituzioni, i conducenti definiti di serie b, persino da alcuni di noi di Atac, bloccano in modo selvaggio il servizio perché da mesi non percepiscono il loro stipendio.

Perché per un vergognoso accordo dovranno restituire l’erg erogata loro dal 2008.

Parliamo di circa 3000 euro ciascuno.

E queste persone non sanno come dar da mangiare ai propri figli.

Non sanno come gestire le proprie realtà familiari.

Si vedono depauperati di una realtà che è, o dovrebbe essere, parte integrante di ogni essere umano: dignità.

I primi a fermarsi sono stati i colleghi del deposito di Maglianella.

All’inizio la cosa sembrava non interessare a nessuno.

Poi in tanti hanno cominciato a diffondere la notizia.

Usb, Orsa, Cambia-Menti m410 hanno cominciato a raccontare questa verità ed il contesto in cui bisognasse analizzarla.

I giornali hanno cominciato a parlarne.

Le istituzioni hanno iniziato a recarsi sul luogo per parlare ai lavoratori artefici della protesta.

Lavoratori senza sindacati.

Lavoratori coraggiosi che hanno detto basta a quanto da anni incupisce le loro menti e le loro coscienze.

Si sono dati forza l’un l’altro.

Ieri fermo anche il deposito sito in via Raffaele Costi e col freno di stazionamento tirato anche i colleghi di Trotta.

Hanno tentato di rabbonirli con la promessa di un acconto.

Il rifiuto è stato netto e categorico.

” Micaela, stavolta è guerra” riferisce un giovane padre al presidente dell’organizzazione sindacale cambia-menti m410 giunta in loco in loro sostegno.” Stavolta i bus non usciranno dalle rimesse fino a che non ci consegneranno quanto ci spetta di diritto.”

Elemosinare il proprio stipendio.

Ci stanno portando a questo.

Una osservazione è d’obbligo.

Stavolta la colpa non è del governo.

La responsabilità non può essere attribuita ai dirigenti aziendali nazionali o ai vergognosi rappresentanti sindacali.

La colpa è nostra.

Siamo 120.000 AUTOFERROTRANVIERI in Italia.

Solo per le condizioni di sicurezza sui mezzi che rasentano lo zero, un contratto di servizio scaduto da otto anni che vogliono archiviare consegnandoci briciole di arretrati ed il colore azzurro della camicia che portiamo indosso dovremmo essere compatti come mai.

I cittadini sono dalla nostra parte.

Alle fermate cominciano a comprendere.

“Scusi- chiede una signora ad una rappresentante sindacale che non ha fatto delle agevolazioni e degli interessi personali la sua filosofia di vita, ma che continua a guidare i mezzi come tutti i colleghi che intende tutelare insieme alla sua organizzazione sindacale – i mezzi non passano, ma sono ancora in sciopero selvaggio? Effettivamente hanno ragione. Io farei lo stesso!”

Il giubileo è arrivato.

43milioni di pellegrini arriveranno nel nostro paese.

Se non ci facciamo sentire detteranno legge come durante l’expo di Milano: niente ferie, niente autorizzazione a scioperare per rivendicare i ns diritti costantemente calpestati, nessun permesso.

E intanto avanza lo spettro della privatizzazione.

Così come mentre i giornali parlano di un abbattimento totale dell’assenteismo in Atac dopo l’accordo del 17 luglio, nessuno sembra vedere che in realtà non c’è più sicurezza per i cittadini.

Perché pur di non perdere soldi esiziali per i bilanci familiari i lavoratori vengono in guida con la febbre, non accudiscono genitori e fratelli che usufruiscono della legge 104 come si dovrebbe, non donano il sangue nè prendono giorni di parentale da passare con la propria prole.

Col giubileo siamo noi a dettare legge.

Basterebbe essere uniti in forme di protesta legali e in campo scenderebbero tutti a pregarci di collaborare accontentandoci sulle nostre richieste.

Siamo uomini alti due metri e di duecento chili.

Abbiamo figli da sfamare, abbiamo figli da far studiare.

Dove vogliamo andare senza la rivoluzione culturale!?

Noi abbiamo un sogno.

E non ci servono vergognose organizzazioni sindacali per realizzarlo.

Solo uniti si può.

Solo uniti si vince.

Author: Micaela Quintavalle

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