Perché astenersi dal voto

ee350921ed6416a9aee11fe982552945-300x300Noi pensiamo che l’astensionista, che alle prossime elezioni per le RSU (organismi privi di qualsiasi potere decisionale, la cui elezione serve solo a procurare fiumi di distacchi e di permessi retribuiti alle grosse e grasse centrali sindacali) non si recherà a votare, sia l’elettore “sano”, analitico, razionale e “marginale”, in quanto non “fidelizzato” a nessun supermercato del voto e lontano da un sistema asfittico e monolitico.

 

Cambia-Menti m410 ha sempre creduto e crede nel Sindacato “spontaneo”, lontano mille miglia dal compromesso con la controparte. Non c’è bisogno di una “poltrona” per difendere i diritti dei lavoratori, quei diritti sanciti nello Statuto dei Lavoratori legge 300/70 e dove si trovano tutti i principi fondamentali per svolgere l’attività sindacale.

Ricordiamo che una buona difesa la si fa stando in piedi; se ci si siede, probabilmente, ci si addormenta.

L’astensionismo è sicuramente anche il sintomo del netto rifiuto di quella parte di classe sindacale ritenuta inadeguata. L’aspetto che rende veramente interessante questo comportamento elettorale è il modo in cui esso diventa sentire comune e bene comune; un punto saldo da cui ripartire. Il voto ha senso se veramente in quelle liste fosse presente colui/colei che può far arrivare nelle segreterie e nei tavoli che contano la voce dei lavoratori, senza filtri ovvero manomissioni dell’idea. Altrimenti se il voto diventa un favore da rendere a qualcuno perché in passato ci si è impegnati a garantire quanto spetterebbe di diritto, questa non è rappresentanza, ma clientelismo.

Cambia-Menti m410, dunque, propone a viso aperto una campagna pro-astensionismo; mentre sia a livello istituzionale sia sindacale avviene esattamente il contrario. Occorre ribadire che l’astensionismo è una nuova forma di resistenza non violenta, civile, democratica. Così come il comportamento di voto, anche quello di astensione è guidato dagli stessi fattori che conducono all’urna.

Il risultato è e deve essere un crescente atteggiamento di rifiuto della politica sindacale così come strutturata; non esercitare il proprio “diritto-dovere” è motivato dalle sensazioni diffuse di sfiducia, dalla difficoltà a credere a nuove “allettanti” promesse.

Si è fatta strada, viceversa, l’idea che si possano risolvere le problematiche lavorative in una dimensione più quotidiana, più vera e vissuta come mero servizio volontario.

Crediamo che per fare sindacato basti “solo” essere animati dal senso della giustizia e responsabilità.  In questo senso, il sindacato del non-voto dispone di una sua ideologia compiutamente delineata, che può essere riassunta, in maniera non esaustiva, nella ferma convinzione che la rappresentanza indiretta sia capace di svolgere proprio la sua funzione più naturale di rappresentanza e difesa degli interessi individuali e  collettivi delle lavoratrici e dei lavoratori tutti.

La campagna del non-voto tende così a sostituire ogni altra ipotesi programmatica che miri a qualificare l’appartenenza a un sindacato.

Decidere di non partecipare a nessuna forma di competizione elettorale significa prefigurare una società che non intende legittimare le formule istituzionali e, dunque, esprime la volontà di mettersi fuori dal perimetro di una democrazia ritenuta priva di sostanza reale, per porre al centro, invece, gli interessi concreti e legittimi dei lavoratori.

Non è semplice mettere in fila le ragioni che hanno condotto a una situazione tanto critica, dal momento che si tratta di un profondo cambiamento sociale e culturale, tuttavia alcuni dati appaiono evidenti, sono proprio sotto i nostri occhi.

Il non voto non è “anti-politica” è politica reale, in quanto non recarsi a votare corrisponde nella sostanza a un vero e proprio voto, una vera e propria presa di coscienza, un atto di realtà di fronte agli eventi, alle scelte, alle conclusioni in cui gli “illusionisti” ci hanno portato.

Ci sentiamo di denunciare, senza tema di essere smentiti, che andare a votare è il vero atto di qualunquismo, la vera e propria pigrizia mentale; il non voler prendere le distanze da quello che ormai è palese.

Le responsabilità sindacali sono molte; sono proprio ascrivibili a quegli stessi sindacati che ora si stracciano le vesti e si fanno paladini di situazioni avvenute per loro ignavia, chiedendo senza pudore il voto agli stessi traditi che, spenti i riflettori, lo saranno ancora una volta.

Votare “il meno peggio” è la vera umiliazione della facoltà di voto; per questo e altro ancora riteniamo che CAMBIA-MENTI M410 chieda giustamente il non voto alle prossime elezioni delle RSU, affinché le lavoratrici e i lavoratori, che più di tutti da anni ne stanno pagando le conseguenze, possano esprimere democraticamente tutto il loro dissenso nei confronti di chi ha accettato passivamente che tutto questo accadesse calpestandone la dignità.

One comment

  1. Condivido in pieno il vostro atteggiamento di fronte all’arroganza dei sindacati, che ( d’accordo con la confindustria e il governo fonzie) vogliono normalizzare e rendere innocuo ogni forma di dissenso nei luoghi di lavoro. “Meglio morire in piedi che in ginocchio” la dignità del lavoratore non si può comprare! e chi si vende è peggio di chi compra, non ci sono scusanti, Le rsu, almeno nei trasporti sono solo dei portaborse da anni… il solo scopo per questi figuri è il turno agevolato, la possibilità di carriera e il potere spicciolo ( cambi turno ecc..).
    Sono con voi anche se pensionato proseguite così a testa alta! il boicottaggi è giusto!!!
    Auguri

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