Omicidio suicidio a vitinia visto dagli occhi di una collega studentessa

LAPR0488

È notte fonda. Tra tre ore suonerà la mia sveglia per il turno.

Non riesco a prender sonno.

Radio Italia live ripropone tutte le canzoni che mi legano ad un uomo.

Uno dei rapporti più veri ed intensi che abbia mai vissuto.

Un’altra storia.

Una storia diversa.

Una storia d’amore.

Perchè quando le storie d’amore si rivelano sbagliate e causano sofferenza, tormenti ed insoddisfazione è così difficile separarsene?

A volte il malessere è talmente evidente che entrambi i partners avvertono la necessità del distacco, ma poi risulta estremamente complicato attuarlo senza lacerazioni e rancori.

Capita spesso che i ripetuti tentativi di allontanamento siano vani e si torni insieme nella speranza di cambiare la situazione, ma poi subentra la delusione di ritrovarsi a vivere i vecchi problemi.

Per separarsi bene, senza angoscia e senza vuoto, non basta staccarsi materialmente.

È necessaria una separazione interna profonda: bisogna ritrovare la propria identità che si era confusa con quella del partner e rifiutare le dimensioni distruttive vissute nel rapporto, senza perdere la capacità affettiva.

Partire quindi dalla elaborazione di proprie carenza, limiti o cecità.

Riconquistare una integrità interna e la speranza del futuro è l’unico modo per non restare intrappolati nel passato e ribellarsi alla rassegnazione.

Quello che ci incatena all’altro nella sofferenza è l’angoscia dell’abbandono ed il terrore del fallimento e della solitudine.

In realtà la paura di essere abbandonati, di non farcela da soli, di non poter vivere senza l’altro non è conseguenza del grande amore, ma è legata alla fragilità della propria immagine interna e alla svalutazione di se stessi, per cui sarebbe l’altro che ci dà la vita, mentre in realtà compensa il nostro vuoto d’identità.

Se chi amiamo ci lascia ci sentiamo feriti nel nostro Amor proprio e al di là del dolore che ci provoca la sua perdita ciò che più ci brucia è il nostro narcisismo offeso.

Quando viene meno l’autostima l’abbandono diventa intollerabile e determina una vera e propria tragedia esistenziale perché perdendo l’altro perdiamo noi stessi.

L’omicidio suicidio per amore è l’estremo punto di arrivo di una catastrofe interna, di una angoscia totale e di una follia che non lascia speranza.

È importante togliere qualsiasi alone romantico a questo atto disperato che non ha niente a che vedere con la passione e l’amore.

Anzi…. Rappresenta la massima violenza contro se stessi e verso l’altro.

Quando chi “ama” annulla il proprio io nella dipendenza assoluta dell’amato deve gestire un controllo morboso sulla vita e sulla libertà del partner che gli dà la certezza di esistere.

Se poi viene abbandonato impazzisce per il vuoto e per l’odio feroce verso chi si è sottratto a questa dinamica patologica e con il suicidio lo accusa affinché viva per sempre nel rimorso e nel senso di colpa.

Questo deve essersi scatenato tra Claudia Ferrari, nostra collega agente di stazione sulla linea metropolitana b, 38 anni, e Massimo Di Giovanni, ex compagno che non voleva saperne di finire la storia d’amore e prima di uccidersi con un colpo alla testa ha sparato due colpi di pistola contro la donna uccidendola all’istante.

La coppia aveva due figlie, di 1 e 3 anni.

Non conoscevo la collega personalmente.

Mi è stata descritta come una donna speciale.

E allora dentro mi disintegro mentre mi trovo a scrivere.

La certezza e la sapienza ostentata mentre in maniera asettica descrivevo da studentessa di medicina e futura psichiatra una dinamica precisa si scioglie come carta assorbente su terra bagnata.

Due bambine non avranno più una mamma.

Noi non avremo più la nostra collega.

Nella totale impotenza possiamo solo organizzare una colletta come messaggio di unità della categoria che si stringe nel dolore di questa tragedia…

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