Lettera aperta a Paolo Simioni, presidente CdA ATAC Spa

 

                                        

Roma, 16/11/2017

Gent.mo Ingegnere Paolo Simioni,

come noto, da mesi ATAC Spa vive momenti di notevole incertezza sulla sua continuità aziendale.

La scorsa estate, “calda” di scioperi e manifestazioni anche molto accese, ha portato alla luce una inquietante verità aziendale fino ad allora in parte sommersa, almeno in via ufficiale: il rischio default della più grande azienda di trasporto pubblico locale italiana, totalmente partecipata dal comune di Roma, appunto ATAC Spa.

Si è troppe volte ribadito che gli argomenti emersi sulla crisi di Atac sono di enorme complessità e delicatezza. Sarebbe una presunzione impareggiabile dire di avere la giusta soluzione in tasca!
Si studiano, però, casistiche differenti: ogni crisi aziendale è a sé e il suo superamento non è né può essere uguale ad altri casi.

In Atac Spa è mancata la volontà di fare una responsabile “diagnosi precoce” della crisi e si è giunti, in 15 anni, ad un buco di oltre 8 miliardi tra costi vivi e occulti.

Questa società è, infatti, tecnicamente fallita da almeno 10 anni: mai è riuscita negli ultimi 15 anni a chiudere senza perdite; per sopravvivere si è fatto sempre ricorso al debito e non per investire bensì solo per sopravvivere! Oggi il debito è mostruoso.

Da tali notizie è derivato turbamento, ansia e instabilità tra i dipendenti della menzionata azienda.

Oggi, ci si accinge a presentare al Tribunale fallimentare un piano industriale, di presumibile risanamento aziendale, per far sì che l’azienda venga ammessa alla procedura del concordato preventivo in continuità aziendale.

Pochi giorni fa, l’azienda ha presentato ai lavoratori una ipotesi di accordo aziendale da sottoscrivere con le sigle sindacali presenti in azienda.

  • Tra le “Premesse Generali” del citato accordo viene immediatamente all’occhio l’aumento dell’orario di lavoro fissato a 39 ore settimanali effettive per tutte le aree, a far data dal 1° gennaio 2018.
  • Per l’”Esercizio superficie” la punta massima – ovvero la durata complessiva di un turno – passerebbe da 06h:30 a 07h:15 con azzeramento immediato dell’indennità correlata ai c.d. turni lunghi. I turni a nastro passeranno da 8 ore a 9 ore di durata massima e saranno costruiti con un periodo di guida massima di 07:15 e pausa minima di almeno mezz’ora a cui sarà associato l’azzeramento delle indennità dei turni a nastro.
  • Per “l’Esercizio metroferroviario” è previsto l’incremento dei giri medi per turno da 2,4 giri a 3,4 giri.

Questi gli elementi più discutibili. Presumibilmente, l’orario verrà ridotto a 38 ore complessive settimanali ma l’azzeramento dell’indennità dei “turni lunghi” resterà, insieme ad altre misure poco gradevoli ed “irritanti”.

La responsabilità sui termini, le condizioni e le modalità operative riguardanti il piano industriale vengono in parte “accollate” ai lavoratori dipendenti: ancora una volta!

Dunque, la riflessione sorge in maniera naturale, potrebbe sembrare banale, minimalista, triviale ma non lo è: ad oggi, i lavoratori di ATAC dovrebbero essere chiamati ad innalzare la produttività lavorativa con maggiore orario di lavoro. Ma quando i manager abbasseranno i loro osceni ed esagerati compensi? Quando verranno abbattuti i costi aziendali imputati ad esorbitanti consulenze esterne e spese legali?

Il plus valore che un lavoratore offre ogni giorno gratuitamente al suo datore di lavoro serve a pagare le parcelle auree e i compensi da capogiro a pochi eletti o serve davvero a risanare la sua azienda?

Questo il punto cruciale su cui i lavoratori di ATAC Spa si soffermano oggi: misure di restrizione e di abbattimento di privilegi per tutti o iniquità del piano industriale a loro carico?

Il modello antropologico dell’individualismo proprietario è stato corretto dal diritto del lavoro circa un secolo fa. Esso presuppone l’uomo che lavora e non più un proprietario di forza-lavoro; il diritto del lavoro crea l’antropologia del diritto moderno, conclamata all’articolo 1 della nostra bellissima Costituzione: Repubblica democratica fondata sul Lavoro.

Oggi questa conclusione risulta notevolmente incrinata dalle logiche di mercato che sono considerate l’unica “fonte” legittimata a definire i diritti riconoscibili all’uomo.

E’ necessario recuperare l’umano, è obbligatoria una intensa “resistenza umana” che ci liberi dalla logica del denaro e dal sistema della “quantità”. Bisogna tornare a dare rilevanza alla vita del lavoratore nei suoi gesti quotidiani personali di uomo, di donna, madre, padre, figlio, fratello. Il principio fondativo e limite invalicabile è la dignità. Bisogna sporgersi aldilà della logica dello scambio sul mercato: questa logica non può invadere ogni spazio, cancellare la notte, il riposo, la famiglia, lo svago, la sfera intima e personale dei lavoratori più di quanto già non lo faccia.

Nessuna iniziativa economica privata può svolgersi in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana: ce lo dice la Costituzione, nessuno deve inventare alcunchè.

Allora quale contropartita per i lavoratori usurati, consumati, massacrati da un servizio tanto malmesso a Roma? A causa del traffico caotico metropolitano ormai ingestibile, mezzi pubblici in condizioni insalubri, insicuri, deleteri,  microcriminalità diffusissima ovunque, aggressioni anche molto violente agli addetti ai servizi del trasporto pubblico ormai all’ordine del giorno, l’evasione tariffaria alle stelle, scarsità dei servizi addetti alle informazioni turistiche ai capolinea, questo lavoro è diventato pericoloso, indecoroso, indecente. A Roma l’Autoferrotranviere è autista, meccanico, informatore turistico, capro espiatorio di ogni inefficienza, è cavia rispetto alla resistenza umana di fronte a molestie, offese, umiliazioni, aggressioni, è diventato tutto ciò che non dovrebbe essere!

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Carissimo Ingegnere Paolo Simioni,

forse lei non conosce alcuni risvolti concreti del lavoro dell’Autoferrometrotranviere, questa parola così bella, così articolata, così piena!

Da tempo, tra le troppe problematiche che li riguardano, questi lavoratori devono “combattere” con un microclima in vettura del tutto inadeguato. In estate le vetture bus raggiungono anche i 48°. Nei depositi, saprà, le vetture sono all’aperto, sotto al sole in estate ed al gelo in inverno. Ebbene, si immagini in estate l’inizio del servizio su un bus o su un treno metropolitano con l’impianto di aria condizionata non funzionante: 6 ore e più sottoposti ad uno stress psicofisico di ineguagliabile entità, stress psicofisico che va spesso – ahimè – anche ad aggravare ulteriormente altre malattie croniche dei lavoratori.

Dovrebbe vederli questi uomini e queste donne nella loro veste “bestiale”, brutale, coi segni di un lavoro quotidiano che li rende nevrotici, psicolabili, ombrosi.

Ma come se non bastasse non solo devono lavorare in condizioni disarmanti e fuori dal limite della dignità umana, qualora, fossero PRESI DA UN MALORE (ovvero ravveduti della violazione aziendale del d.lgs. n. 81/08 – T.U. sulla Sicurezza) e decidessero di rientrare in rimessa per guasto alla vettura loro assegnata (guasto dovuto appunto al mancato funzionamento dell’ impianto microclima) rischiano anche di subire un procedimento disciplinare per non avere concluso o effettuato il servizio cui erano comandati. Come dire: oltre al danno, la beffa! Bella beffa: “Tu Uomo sei mio schiavo e dovrai crepare come le sardine in una scatola di alluminio!”.

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Carissimo Paolo Simioni,

lei sa di quante quotidiane aggressioni ed umiliazioni verbali sono vittime gli Autoferrometrotranvieri ed il personale addetto ai servizi a contatto diretto con il pubblico? In alcuni casi se la cavano con un pugno in faccia con lieve trauma cranico, in altri casi le lesioni sono state gravissime ed irreversibili. La perdita di un occhio, la perdita della capacità di deambulare autonomamente, il rischio di danneggiare la propria salute personale quanto costano ad un lavoratore onesto e quanto è costato all’azienda? L’azienda ha continuato a rimpinguare i grandi tesoretti dei manager di turno sulle spalle dei cittadini e sulle spalle dei lavoratori veri, quelli che portano avanti la barracca nel vero senso della parola! Ma tant’è: così è se vi pare!

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Carissimo Paolo Simioni,

ci sono stati accordi aziendali nel 2015 di notevole “ridicoleria”: il premio di produzione è stato parzialmente ridotto ai lavoratori a causa di assenze dovute al godimento dei permessi da legge n. 104/92 per assistenza a familiari diversi dal coniuge e dal figlio laddove l’accordo prevede appunto che gli importi di ERA 1/ERA 2 vengono corrisposti oltre che nei casi di effettiva presenza anche e solo nei casi di permessi ex lege 104  presi per se stessi, coniuge e figlio. Ma sappiamo bene che la legge n. 104/92 tutela le persone in condizioni di grave disabilità che necessitano di assistenza e prevede la possibilità di tale “agevolazione” a lavoro non solo per assistere il coniuge o il figlio ma anche per assistere il parente o affine entro il secondo grado, ovvero entro il terzo grado qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i sessantacinque anni di età oppure siano anche essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti.

Su questo argomento, la scrivente ha inviato ad ATAC Spa una ipotesi di accordo aziendale che potesse essere adottato ed applicato per porre fine a questo scempio, in rispetto, tra l’altro, di orientamenti giurisprudenziali rivoluzionari e confermativi del nostro pensiero:

  • la sentenza n. 20684/2016 della Corte di Cassazione, Sez. Lavoro, ha chiaramente ribadito che i permessi mensili da legge n. 104/1992 devono essere comunque retribuiti non escludendo i compensi incentivanti, risultando privo di base normativa l’assunto secondo cui tali compensi non dovrebbero essere corrisposti in quei giorni e per i familiari indicati all’art. 33, comma 3, legge n. 104/1992;
  • la ordinanza n. 14187 del 7/6/2017 della Corte di Cassazione, Sez. Lavoro, ha ritenuto e ribadito, tra la altre argomentazioni, che i permessi accordati per l’assistenza al genitore portatore di handicap concorressero nella determinazione dei giorni di ferie maturati dal lavoratore che ne ha beneficiato;
  • la sentenza n. 213/2016, Corte Costituzionale, in ossequio agli artt. 2, 3 e 32 della Costituzione, che, ai fini e per gli effetti di cui alla legge n. 104/1992, ha stabilito che vanno considerati anche i conviventi more uxorio .

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Carissimo Paolo Simioni,

lei sa che i lavoratori una volta giunti nella “loro” rimessa di appartenenza devono soggiacere spesso a spostamenti per ragioni di servizio e la durata di questi spostamenti non viene retribuita ancorchè dovuta a motivi di lavoro a favore di ATAC Spa? Lei sa che una volta terminato il proprio turno, spesso il lavoratore deve stare un’altra ora sui mezzi per ritornare alla “propria” rimessa di appartenenza per ritirare la propria vettura e tornare a casa, perchè il turno non termina dove inizia nè termina in una sede fissa?

In sostanza, già allo stato attuale, il lavoratore resta nella disponibilità dell’azienda anche 10 ore al giorno conservando lo stesso compenso retributivo.

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Carissimo Ingegnere Paolo Simioni,

a gennaio 2017, in via del tutto sorprendente, i lavoratori hanno ricevuto una formale comunicazione aziendale con la quale veniva loro riconosciuto un importo per Aumenti Periodici di Anzianità (APA) illegittimamente non riconosciuti loro prima per i periodi di lavoro in CFL (Contratto di Formazione e Lavoro) – Comunicato al personale n. 1 del 18/01/2017.

Anche su questo argomento si è avuta consolidata giurisprudenza favorevole. Si è provveduto a procedere in conteggi riguardanti gli APA ma ad oggi nulla è stato loro erogato, nonostante la volontà aziendale esplicitata in quella comunicazione formale!

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Gentilissimo Ingegnere Paolo Simioni,

lei sa le condizioni ignobili cui sono costretti gli Autoferrometrotranvieri per le loro esigenze fisiologiche durante il servizio?

A parte il fatto che per ovvi motivi devono “resistere” durante la “marcia”, in realtà anche durante le esigue pause già è troppo se trovano qualche bagno chimico lungo il loro tragitto! Bagni chimici al buio, ovviamente, poco curati e igienicamente inaffidabili. In realtà, anche i bagni presenti nelle stazioni lasciano molto a desiderare.

Immaginiamo una donna Autoferrometrotranviera…immaginiamola nel dovere necessariamente utilizzare i servizi “igienici”: bagni ormai in rovina e utilizzati anche dagli uomini, senza sapone, senza carta, a volte senza acqua nelle cassette apposite, maniglie rotte della porta, mancanza di un appoggio per giacca e borsa.

Ma davvero direte voi? Sì, è proprio così!


L’elenco delle fattispecie toccate concretamente sarebbe infinito ma è impossibile ed inopportuno descriverle tutte, anche per ragioni di privacy legate al singolo lavoratore.

Per esemplificare, non rari ormai anche i casi di uomini del settore che iniziano ad avere problemi nella loro sfera intima sessuale e nel concepimento, problemi dovuti chiaramente anche a stress lavorativi costanti e pressioni esterne durante l’intero arco della giornata lavorativa.

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La riflessione deve essere seriamente fatta. L’invadenza del lavoro sulla vita del singolo – a queste condizioni disonorevoli – va bloccata. Il lavoro così prestato non è più affermazione della dignità, dell’identità, della capacità umana bensì è sgretolamento di se stesso e della propria individualità.

Lavorare di domenica, di notte, durante i giorni festivi, con l’aggravio delle condizioni sopra descritte, diventa un incubo.

La verità è e resta una soltanto: il lavoratore è consapevole del suo ruolo in azienda, il lavoratore conosce le sue necessità e soddisfa i suoi bisogni con lo “stipendio” mensile ma a questo lavoratore, così come lo abbiamo poc’anzi descritto, non può essere chiesto ancora un nuovo sacrificio per sollevare un’azienda in crisi per colpe non sue e per responsabilità altrui stratificatesi in 15 anni di mala gestio!

A questo lavoratore vanno dati segnali nuovi di equità, di trasparenza e di  onestà. Se è vero che, ad oggi, anche l’operaio può permettersi beni “accessori” – TV Led, Smartphone, Auto, Vacanza, una pizza il sabato sera – è anche vero che le differenze restano e sono insopprimibili nelle CONDIZIONI DI LAVORO e nelle RETRIBUZIONI. Non resta che impegnarsi per bloccare un ulteriore peggioramento di esse, con ripercussioni sociali e relazionali devastanti.

E’ anche vero che operai, dirigenti, proprietari tutti hanno interesse  a che la loro impresa funzioni bene ma questo buon funzionamento non può e non deve dipendere sempre e solo dall’ultima vertebra su cui regge un’intera colonna: questa vertebra da anni in ATAC Spa è stata ormai schiacciata, massacrata e presa in giro, ora non può più tollerare. INDIGNARSI NON BASTA !

Confidando nella sua lungimiranza e senso del dovere,

si porgono cordiali saluti,

 

                                        

 

 

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