Lavoro, il Jobs Act

precari_0-400x266Dall’agenzia nazionale sul lavoro all’articolo 18 ecco cosa cambia la legge sul lavoro approvata alla Camera e ora sulla strada del Senato.

Il Jobs Act supera il secondo scoglio alla Camera, in teoria il meno insidioso (ma non nei fatti), e si avvia verso l’ultimo passaggio al Senato. Si è trattato della prova più dura finora per la tenuta della maggioranza di Matteo Renzi, che ha dovuto fare i conti con le resistenze interne al Partito democratico. Le novità previste nella delega al governo sul tema del mercato del lavoro e degli ammortizzatori sociali possono essere sintetizzate in cinque punti. Quelle più importanti, che hanno determinato l’uscita dall’aula della minoranza Dem e di tutta l’opposizione, dal Movimento 5 Stelle a Forza Italia, riguardano i contratti e le possibilità di licenziamento.

1. Meno Articolo 18, più tempo indeterminato

La delega al governo prevede di riassumere in un unico contratto tutte le tipologie attualmente esistenti (circa quaranta secondo le analisi dell’esecutivo). Il comma 7 dell’articolo 1 del Jobs Act prevede che sarà più conveniente un contratto a tempo indeterminato rispetto ad altre forme; inoltre, prevede tutele crescenti per il lavoratore, in base all’anzianità di servizio e, punto fondamentale e contestato, esclude “per i licenziamenti economici la possibilità della reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro”, ma solo “un indennizzo economico certo e crescente con l’anzianità di servizio”. E’ il superamento dell’Articolo 18, con il diritto al reintegro limitato a “licenziamenti nulli e discriminatori”. Sinistra e libertà, Movimento 5 stelle e sinistra Pd hanno tentato fino all’ultimo momento di tenere in vita la norma dello Statuto dei lavoratori. L’emendamento di Giorgio Ariaudo (Sel) è stato bocciato dall’Aula di Montecitorio. Il precedente testo approvato al Senato non conteneva alcun riferimento ai licenziamenti. Le novità sono state introdotte in Commissione Lavoro alla Camera da un emendamento della deputata Marialuisa Gnecchi del Pd.

2. Mansioni libere e sorveglianza degli impianti

Con i decreti attuativi, il governo Renzi lavorerà anche alla revisione della disciplina delle mansioni, superando l’articolo 13 dello Statuto secondo cui il dipendente “deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto”. Ci sarà maggiore libertà da parte del datore di lavoro, ma nell’ambito dello stesso comma (alla lettera f) si prevede l’eventuale introduzione di un compenso orario minimo per il lavoro subordinato o per i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa nei settori non regolati da contratti collettivi. Il comma 7, lettera e) del testo, prevede anche la revisione della disciplina dei controlli a distanza sugli impianti e sugli strumenti di lavoro. Non sarà un Grande Fratello aziendale. La tecnologia sarà utilizzata per sorvegliare le strutture e non i dipendenti, pur nel rispetto della riservatezza del dipendente.

3. Sussidio di disoccupazione per tutti i contratti

La prima parte del Jobs Act si occupa principalmente di riforma degli ammortizzatori sociali e del sussidio di disoccupazione. Il testo prevede che la Cassa integrazione guadagni sia attivata solo dopo aver esaurito tutte le possibilità di riduzione dell’orario di lavoro, quindi privilegiando il meno oneroso ricorso ai contratti di solidarietà. E’ prevista anche l’impossibilità “di autorizzare le integrazioni salariali in caso di cessazione di attività aziendale o di un ramo di essa”. L’Aspi, l’Assicurazione sociale per l’impiego, estesa anche ai titolari di contratti atipici, come collaborazioni coordinate e continuative (fino al loro superamento), sarà rapportata con la storia contributiva del beneficiario, e al tempo stesso è previsto un incremento della durata massima del trattamento. I disoccupati dovranno, pena sanzione, sottoporsi a un percorso formativo e di reinserimento. Saranno razionalizzati gli incentivi all’assunzione (saranno calcolati in base alla probabilità di trovare occupazione da parte del lavoratore) e quelli all’autoimpiego e all’autoimprenditorialità.

4. Nascerà un’Agenzia nazionale per l’occupazione

Sarà istituita a costo zero, con il personale del Ministero del Lavoro, l’Agenzia nazionale per l’occupazione. Nascerà senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanzia pubblica e sarà partecipata da Stato, regioni e province autonome, e vigilata dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Le parti sociali saranno coinvolte nelle linee di indirizzo. Essa avrà compiti di monitoraggio sulle politiche e sui servizi per il lavoro. Nei piani del governo valorizzerà la sinergia tra pubblico e privato, finalizzata a riformare il meccanismo della domanda e dell’offerta di lavoro.

5. Il sostegno alle mamme lavoratrici

Ai Commi 8 e 9 della legge delega si prevedono gli interventi legislativi per favorire le mamme, sia con l’estensione delle tutele sia con incentivi alla loro assunzione. Il governo dovrà effettuare una ricognizione delle categorie di lavoratrici beneficiarie dell’indennità di maternità ed estendere la prestazione a tutte le categorie di donne lavoratrici. La prestazione sarà erogata anche in favore delle madri lavoratrici parasubordinate per le quali il datore di lavoro non avrà versato i contributi. Per le donne vittime di violenza di genere, certificata dai servizi sociali di residenza, e inserite in percorsi di protezione, saranno introdotte forme di congedo dal lavoro, in base a un emendamento approvato in Commissione Lavoro su proposta del Pd. Sarà introdotto il tax credit quale incentivo al lavoro di madri con figli minori o disabili non autosufficienti e saranno promossi accordi collettivi per una maggiore flessibilità degli orari di lavoro. Nella visione del governo Renzi dovrà essere garantita la complementarietà tra ruolo di genitore e quello di lavoratore, anche mediante il ricorso al telelavoro.

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