La Ferrovia Roma Nord e le sue Bidonville

La Ferrovia Roma – C. Castellana – Viterbo, durante la sua corsa, attraversa molteplici quartieri della periferia nord della Capitale, passa sopra il biondo Tevere e si allontana dal raccordo anulare, che incrocia all’altezza di Prima Porta e Labaro, costeggiando la via Flaminia.

Per chi lavora ogni giorno su questa linea, così come per chi ne usufruisce da viaggiatore, è oramai usuale convivere con la presenza di nomadi e altre persone senza fissa dimora che la utilizzano per raggiungere il centro.

Ovviamente nessuno discute che possano prendere il treno se provvisti di regolare biglietto, ma meno ovvia dovrebbe essere la loro costante presenza lungo i binari.

Non stupisce più, infatti, vedere persone che camminano lungo la strada ferrata per raggiungere le stazioni dagli accampamenti abusivi che sono nati nei vari sottopassaggi o cavalcavia che costeggiano la linea.

Oltre al più noto campo nomadi situato accanto alla fermata di Monte Antenne, piccoli agglomerati di baracche si snodano lungo tutta la tratta urbana, basta guardare fuori dai finestrini durante una normale corsa per scorgere, sotto i cavalcavia della via Flaminia e nascoste tra la vegetazione, piccole strutture realizzate con cartoni, vecchie porte, teli in plastica e tutto quello che può diventare parete o tetto.

Tralasciando ma non dimenticando lo stato di degrado e abbandono in cui queste persone sopravvivono, si pone un interrogativo forte a cui non ci si può esimere dal rispondere:

Dove è finita la sicurezza?

Intendiamo per sicurezza non solo l’incolumità di chi vive ai bordi di una linea ferroviaria attraversandola quotidianamente come fosse una semplice strada, ma anche lo stato psicologico in cui il personale di macchina dei convogli ferroviari deve svolgere il proprio lavoro col timore costante di investire qualcuno. Infine pensando all’incolumità dei tanti viaggiatori che prendono il treno in fermate non sorvegliate dove è quotidiana la presenza di gruppi di persone di cui si ignorano provenienza e comportamenti. Potrebbero sembrare allarmismi, ma basterà ricordare il “caso Reggiani” di qualche anno fa accaduto nella stazione di Tor di Quinto, dove una donna è stata aggredita e uccisa da un nomade residente nella baraccopoli sorta da tempo nelle vicinanze della stessa fermata che soltanto dopo l’accaduto è stata bonificata, per rendersi conto che in realtà non lo siano affatto.

Imputare responsabilità e mancanze non è difficile, questa situazione è figlia di gestioni politiche volte ad ottenere consensi piuttosto che a risolvere problemi, ma è anche favorita dalla mancanza da parte dell’azienda municipalizzata del trasporto pubblico locale, gestore della linea, di una pronta risposta a problematiche che dovrebbero essere per lo meno affrontate in maniera concreta.

Ovvio che non può essere Atac ad occuparsi della rimozione di questi campi e alla sistemazione delle persone che ci vivono, ma dovrebbe essere suo compito fare in modo che le stazioni siano sicure e che le zone a rischio siano inaccessibili. Non può essere Atac a porre rimedio al degrado sulle sponde del Tevere diventate discarica e pattumiera dell’area rom ma deve essere lei a fare in modo che sia impossibile passare dal campo nomadi alla ferrovia in tutta tranquillità.

Precisando che sia impossibile recintare l’intera linea e che nessuna recinzione sia completamente inaccessibile sarà compito di Atac in collaborazione con le Istituzioni trovare una soluzione plausibile che almeno scoraggi tali atteggiamenti che mettono a rischio l’incolumità delle persone, il normale svolgimento del proprio lavoro al personale viaggiante e del servizio pubblico stesso.

Nel contempo crediamo che sia una buona azione di giustizia e di decoro nei confronti della cittadinanza che l’Amministrazione romana faccia restituire una volta per tutte alla Città di Roma il grande parcheggio di Monte Antenne, area strategica tra tangenziale e ferrovia, sottratta dai nomadi, col bene placido consenso politico, a centinaia di romani che potrebbero lasciare la loro vettura ed utilizzare la ferrovia per giungere in centro.

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