Io sto con Luana Zaratti

Io sto con Luana Zaratti.

Per non dimenticare.

Per prevenire.

Vi ho raccontato questa triste storia tante volte.

Stamani lo faccio di nuovo senza nascondere un preciso interesse.

Chi è Luana Zaratti ?

Luana Zaratti come me…. Come voi… Come 120.000 AUTOFERROTRANVIERI d’Italia è una matricola che lavorava nell’azienda di trasporto pubblico locale più grande d’Italia.

 

Matricola 71612.

Entrata in azienda poco più che ragazzina.

Verificatrice.

Di lei non avevo mai saputo niente.

Di rado al capolinea tra una lamentela e l’altra circa la nostra totale a assenza di sicurezza qualcuno vociferava ” anni fa in servizio hanno aggredito una collega. È finita sulla sedia a rotelle. Ora è un vegetale. Si è dimessa. Dall’aggressione alla commozione cerebrale sono passati tre mesi. Non è stata accertata la correlazione tra i due eventi. Non ne parla nessuno. Vive solo nei nostri ricordi”.

Per me non aveva un volto.

Per me non aveva storia.

Era una persona sconosciuta cui fosse capitata una disgrazia.

Poco tempo fa invece tra le centinaia di messaggi che ricevo ogni giorno mi capitò tra le mani la lettera di suo padre Enrico.

Mi raccontava tutto nel dettaglio sottolineando che se fino a quel momento nulla fosse giunto al mio e nostro orecchio era perché azienda e sindacati si fossero preoccupati di insabbiare il tutto.

Mi sono fidata della mia pelle e a quel padre ho creduto subito.

Dopo nemmeno qualche giorno ero al tavolo con Luana a mangiare pastarelle di ogni tipo.

 

Nemmeno l’essere più fantasioso del mondo potrebbe vedere in Luana una donna senza affetti ed isolata dal mondo.

Luana é lucidissima.

Luana è viva.

Con un linguaggio un po’ macchinoso,ma assolutamente comprensibile è stata lei a raccontarmi la storia.

Ed io ho provato la stessa sensazione che si impadronì del mio essere quando vidi Titanic per la prima volta: Rose De Witt Bucheter centoduenne che rivede la fredda ricostruzione computerizzata dell’affondamento del grande bastimento quando in realtà tra le vene e nel pensiero si scatenavano una miriade di emozioni grandi quanto il mondo.

 

Era un fiume in piena Luana.

Con le sue mani un po’ tremanti faceva scorrere davanti ai miei occhi le immagini della vacanza fatta all ‘isola d’Elba una settimana prima dell’aggressione.

Poi quelle del setto nasale fasciato e fratturato.

Poi l’immobilità e le strazianti urla di dolore di più di qualche filmato in movimento.

Aveva 26 anni Luana quel 5 agosto 2011.

Erano le 10.30 del mattino.

Lei e Francesca erano in servizio sulla linea 314 per il controllo dei titoli di viaggio.

 

Erano sole Luana e Francesca.

L’azienda non riteneva la 314 una linea a rischio per cui una terza persona appariva superflua.

 

A nulla erano valsi i modellini inviati ad Atac affinchè rendesse più sicura quella tratta.

Ma Luana non aveva paura e nonostante cinque aggressioni già subite, una delle quali le portò la frattura di due coste, svolgeva la sua mansione con competenza e dedizione.

A largo preneste tutto accadde alla velocità della luce.

L’utente non é in possesso del titolo di viaggio, Luana si offre di multarlo lasciando libera la collega di continuare il suo lavoro con un altro cittadino.

Luana viene colpita da una testata violentissima.

Frattura del setto nasale e trauma cranico.

Tre mesi di atroci mal di testa.

La notte di Natale il crollo.

“È troppo giovane! Operiamo anche se il caso è disperato ” sono le parole del Neurochirurgo Fiore prontamente giunto nel tentativo di salvare la vita di un essere umano.

“L’intervento è andato bene. Ora vediamo se riesce a sopravvivere” .

Questa l’ agghiacciante frase pronunciata stringendo la mano del padre disperato.

 

Tre ragazze furono operate quella notte.

Delle tre Luana fu l’unica a sopravvivere.

L’azienda non si è mai costituita parte civile .

All’aggressore sono stati inflitti 14 mesi di carcere. Era la quinta volta che aggrediva persone.

Non si è mai scusato.

Nè con Luana nè con la sua famiglia.

Luana oggi percepisce una pensione di invalidità ma le sue cure ai genitori costano almeno il triplo.

 

Ed in quella casa si vive solo della pensione dell’uomo.

Enrico Zaratti, padre di Luana, da mesi deve combattere contro conti sbagliati.

Contro chi ancora ignora che il TFR non faccia reddito.

Contro chi vuole togliere la pensioncina di invalidità a sua figlia perché ha preso la liquidazione di fatto.

Enrico Zaratti e sua moglie devono combattere ogni giorno contro una sanità allo sbando e contro la solitudine imposta da coloro i quali invece dovevano sorreggerli e stare loro vicino.

Ora é stata intentata una causa contro l’Inail.

Se verrà dimostrato un nesso tra i due eventi forse due genitori potranno garantire alla loro figlia un futuro dignitoso.

Io sono andata via da quella casa con una frase stampata nel cervello che rasenta dell’infinito il suo contrario.

A pronunciarla era Enrico:” A darci la forza sono stati i progressi mastodontici di Luana. Io avevo già preso in considerazione l’idea di schiantarmi contro un tir con lei in macchina”.

Io lunedì tornerò con alcuni colleghi in quella casa.

Faremo un video per farvi conoscere direttamente le meravigliose persone protagoniste di questa triste storia.

Mercoledì Luana partirà per un lungo viaggio che le regalerà ottimi macchinari ed una importante terapia.

Noi…impotenti…. Faremo solo partire una colletta in tutta Italia.

Siamo 120.000 AUTOFERROTRANVIERI.

Ognuno di noi avrà almeno dieci parenti.

Anche con un solo euro a testa potremmo fare miracoli.

È successo a lei.

Potrebbe accadere a noi.

Ieri una tassista è stata violentata  durante il servizio.

A lei rivolgiamo un pensiero di solidarietà e conforto.

Da certe dinamiche psichiche non ti riprendi di fatto.

Agli AUTOFERROTRANVIERI è rimasto solo lo stupro e l’omicidio.

Poi ci hanno davvero fatto di tutto…

 

Author: Micaela Quintavalle

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