IO STO CON LUANA ZARATTI

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Infezione nosocomiale.

Valori leucocitari alle stelle.

Complicazione polmonare.

Luana non è cosciente.

E nonostante questo le sue urla di dolore riempiono il reparto e massacrano il cuore.

Oggi sono andata a trovarla.

Lunedì è stata operata in codice rosso per la nona volta.

Nove interventi in 4 anni.

Al telefono suo padre mi aveva detto:” stavolta non ce la fa. Si sta lasciando andare. Mi ha chiesto di aiutarla a smettere di vivere perché da sola non riesce a gettarsi dal balcone”.

Parole fendenti che si sono abbattute sulla mia carne.

Che Luana non avesse più voglia di combattere è una cosa che la mia limitata mente non aveva mai messo in conto.

La storia ve l ‘ ho raccontata tante volte.

Per noi non aveva volto.

Per noi non aveva storia.

Era una verificatrice aggredita in servizio.

Frattura del setto nasale, tre mesi di cefalee ed aneurisma con emorragia cerebrale.

Era spacciata.

Nessuno avrebbe mai scommesso sulla riuscita di quel primo intervento svoltosi in urgenza la notte di Natale di oltre 4 anni fa.

Nessuno credeva che Luana potesse tornare a parlare. A camminare.

Alba ed Enrico avevano appena iniziato a vedere la luce in fondo al tunnel.

La figlia cominciava a recuperare in maniera esponenziale.

Ora questa nuova tragedia.

È domenica.

Sono andata al reparto di terapia intensiva con un indescrivibile peso addosso.

Ad attendere che aprissero alle visite solo i due genitori.

Ho visto questa famiglia onesta lasciata sola dall’azienda. Dal governo. Dalle istituzioni. Dai sindacati.

Mentre attendo il mio turno per entrare a salutarla, con vivide in sottofondo le sue grida, scambio due chiacchiere col capofamiglia.

Mi dice che dovrà mettere in vendita la casa di campagna perché non hanno più soldi per le cure della figlia.

Poi mentre una lacrima riga la sua faccia orgoglioso confessa: “Luana era unica. Era più combattiva di te. Non la fermava niente. Prendeva di petto i superiori che davano giorni di congedo agli amichetti e non a lavoratori bisognosi.

Ha preso rapporti su rapporti. Disciplinari su disciplinari.

Sempre in prima linea nella difesa dei più deboli”.

Poi mi mostra una medaglietta dorata: ” l’ho fatta fare per lei” commenta.

“Luana non mollare. Ti voglio bene papà “, si legge sopra.

Alba mi chiama.

Mi aiuta a vestirmi di abiti sterili.

Mi avvicino al suo letto.

Le prendo la mano.

Non mi riconosce.

Non sa chi sono.

Mentre il suo corpo si contrae da solo in ripetuti attacchi spastici causati dall’assenza della somministrazione continua di un farmaco in midollo.

La pompa che ne rendeva possibile il dosaggio si era infettata.

Se l’infezione fosse arrivata al liquor cefalorachidiano sarebbe morta, anche se ad ora non possiamo non considerarla in pericolo di vita.

La osservo e scende una lacrima.

Comprendo, anche se solo per un attimo, che le mie e nostre crisi non hanno senso innanzi al contrario dell’immenso che è costretta a vivere questo essere umano.

Uscita dal reparto una rete nazionale mi contatta sul telefono privato.

Vogliono raccontare la sua storia.

I sensi di colpa che mi invadono e pervadono per non esser riuscita a parlare di Luana lunedì scorso su rete 4 a quinta colonna scivolano dal mio corpo come getti in estate di acqua gelata.

L’ azienda non si è mai costituita parte civile.

14 mesi di carcere per l’aggressore.

Organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative omertose a livelli imbarazzanti anche per la più fantasiosa delle menti.

Qualcuno prima o poi dovrà pagare.

Noi saremo qui uniti ed insieme, amata Luana, a gridarti di non mollare.

Author: Micaela Quintavalle

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