Il servizio di Trasporto Pubblico collettivo in ambito urbano.

Il serviztrasporto-pubblicoloaleio di Trasporto Pubblico collettivo nelle città in ambito urbano viene operato in prevalenza con autobus.

 

Mentre le altre tipologie di trasporto (metropolitana, tram, treno, filobus) sono presenti solo a Milano, Roma e Napoli, le quali sostengono un servizio che contempla l’utilizzo di tutte le tipologie di trasporto. Il parco autobus nazionale adibito al TPL è costituito da 45.97 veicoli;

18.676 autobus vengono utilizzati nel servizio urbano e circa 27.298 autobus nel servizio extraurbano (Dati Conto Nazionale delle Infrastrutture e dei Trasporti 2011-2012.), dove si registrano anche percorrenze chilometriche maggiori. Negli ultimi anni si è registrata una riduzione nelle nuove immatricolazioni che come effetto ha portato ad un aumento dell’anzianità media della flotta (12 anni), con una netta preponderanza (ca. 60%) di autobus con più di 10 anni.

Nei trasporti, ultimamente si è riscontrato un sensibile indebolimento dei finanziamenti per il rinnovo delle flotte (bus e treni), mentre tutta l’attenzione è stata orientata ai grandi investimenti nelle reti, soprattutto metropolitane. Precedentemente le politiche per il rinnovo del parco bus erano state consentite dal fatto che, per gli investimenti, gli enti locali potevano indebitarsi. Quando, poi, l’indebitamento è diventato impossibile per i nuovi paletti messi dal patto di stabilità, gli autobus hanno ripreso a invecchiare. L’effetto per i cittadini è stato un deterioramento nella qualità del servizio erogato. A Roma, l’età media della flotta bus esercita da Atac per il trasporto urbano è passata dai 4,9 anni del 2004 agli 8,73 del 2012, molti più dello standard europeo, secondo cui un autobus viene considerato obsoleto dopo sette anni di esercizio.

La strada dei tagli lineari o secchi di risorse al settore, unita a una convulsa situazione di contesto continuamente oscillante tra orientamenti normativi pro-liberalizzazione e comportamenti pratici delle amministrazioni pro-monopoli esistenti, ha condotto, in questi anni, solo a un degrado operativo delle aziende, e a un peggioramento della qualità del servizio per i clienti. È il momento di riprendere urgentemente un cammino verso la realizzazione e la gestione di un sistema di trasporto pubblico conveniente per la collettività perché diminuisce la congestione dovuta all’uso dei mezzi individuali nelle aree urbane e sulle grandi arterie, contribuendo così a ridurre smog, rumore, ingorghi e ritardi.

I dati sopra riportati evidenziano le sfide legate alla mobilità che occorre affrontare per rendere sostenibile la crescita prevista. Questo non può avvenire solo aumentando il numero delle infrastrutture, ma adottando un approccio strategico diverso, «pensando» ai trasporti come un sistema totalmente integrato, in cui informazione, gestione e controllo operino in sinergia, al fine di ottimizzare la gestione delle infrastrutture e delle piattaforme logistiche, riorganizzando i flussi di traffico in modo da promuovere il riequilibrio fra i diversi modi di trasporto ed incentivando un maggiore utilizzo delle modalità trasportistiche maggiormente sostenibili.

La tanto reclamata privatizzazione, è piuttosto uno slogan di maniera, visto che al di là delle affermazioni di principio, di privati non assistiti come il pubblico se ne vedono ben pochi e quei pochi sono stranieri. Lo studio dell’Istituto Bruno, in cui si afferma che “Il problema principale del settore trasporti è la proprietà pubblica” e che “una nuova riforma dovrebbe imporre processi di privatizzazione che portino entro una certa data alla riduzione della partecipazione pubblica al di sotto del 50%”, mette in rilievo delle innegabili contraddizioni nel sistema di finanziamento del trasporto pubblico locale.

Tuttavia non ci sembra che le soluzioni proposte per curare questi mali possano essere integralmente accolte, per la circostanza che in Italia il trasporto pubblico locale assolve prima di tutto una funzione sociale, invero troppo accentuata, e poi perché si introdurrebbero degli elementi in controtendenza rispetto alla necessità di un approccio di tipo industriale. Il vero problema – è che nel nostro settore più che in altri manca una reale programmazione, uno studio costante dei flussi di mobilità e dei cambiamenti che intervengono nel tessuto sociale ed urbano e, soprattutto, manca una cultura del trasporto pubblico”.

Author: Cambia-menti M410

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