Il rapporto di lavoro subordinato

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Il rapporto di lavoro subordinato si contraddistingue da altre forme di prestazione d’opera per una serie di caratteristiche indefettibili.

La subordinazione, elemento principale caratterizzante il rapporto, è ravvisabile nel nostro Codice Civile, che all’art. 2094 definisce lavoratore subordinato, chi si obbliga mediante retribuzione a collaborare nell’impresa, prestando il proprio lavoro intellettuale o manuale alle dipendenze e sotto la direzione dell’imprenditore”. Da qui la nozione di subordinazione, intesa come dipendenza del lavoratore alla direzione del datore di lavoro nell’esecuzione della prestazione. Nelle more del rapporto, però, il concetto di subordinazione si identifica in un’accezione più ampia rispetto a quella riferibile all’attività offerta dal lavoratore, venendo individuato anche nella dipendenza o sottoposizione del debitore al potere del creditore del lavoro. Infatti, sempre il nostro Codice Civile, prevede all’art. 2104 che il lavoratore subordinato deve osservare le disposizioni per l’esecuzione e per la disciplina del lavoro impartite “dall’imprenditore e dai collaboratori di questo da cui gerarchicamente dipende”, mentre l’art. 2106 cod. civ.  precisa che “l’inosservanza delle disposizioni può dare luogo all’applicazioni di sanzioni disciplinari”. Dunque, muovendo da queste premesse, si capisce che la caratteristica principale del rapporto di lavoro subordinato è rappresentata dalla esclusiva direzione dell’attività da parte del datore di lavoro, ossia che la prestazione ad oggetto deve essere resa nei modi e forme stabiliti in quanto funzionale all’organizzazione dell’impresa (art. 2082 cod. civ.).

Questo, ci permette in via preliminare, di individuare nel rapporto di lavoro subordinato alcuni aspetti che sono imprescindibili alla sua sussistenza quali;

  1. a) La qualifica di “lavoratore subordinato” prevista all’art. 2094 c.c.
  2. b) l’oggetto della prestazione è l’utilizzazione dell’attività del lavoratore.
  3. c) il lavoratore (dipendente) è sottoposto al potere del datore di lavoro che determina la modalità di erogazione della prestazione.

d)Il rapporto di lavoro subordinato trova protezione nello Statuto dei Lavoratori (ex L. 300/70).

LA SUBORDINAZIONE.

La subordinazione è l’elemento che caratterizza il rapporto di lavoro subordinato da tutti gli altri.

Per riuscire ad ottenere una chiara qualificazione del rapporto di lavoro subordinato, è necessario ricorrere ad un sillogismo giuridico che ci consenta di confrontare una fattispecie astratta ad una fattispecie concreta. Le caratteristiche della prima da mettere in relazione con la seconda sono principalmente;

  • La collaborazione nell’impresa;
  • L’eterodeterminazione della prestazione, ovvero la determinazione della prestazione attraverso direttive e controlli sulla modalità di prestazione;
  • L’assenza del rischio da parte del lavoratore in caso di mancato conseguimento del risultato;
  • La mera attività lavorativa.

Non sempre è facilmente individuabile il rapporto di lavoro subordinato (specie in presenza di controversie in materia giuslavoristica); a tal fine, la Giurisprudenza si è preoccupata di fornire degli “indici” sintomatici che consentissero di superare ogni genere di incertezza circa il riconoscimento di tale forma di rapporto.

Tali indici, fanno riferimento quasi esclusivamente all’esercizio del potere direttivo del datore di lavoro (c.d. eterodirezione), all’assunzione del rischio, alla continuità della prestazione, all’inserimento del dipendente nell’organizzazione produttiva.

CENNI ALLA CASISTICA GIURISPRUDENZIALE.

1) In tema di rapporto di lavoro, al fine della qualificazione dello stesso come rapporto di lavoro subordinato piuttosto che come di lavoro autonomo, costituisce elemento decisivo in tal senso l’essere il lavoratore inserito stabilmente e in modo esclusivo all’interno dell’organizzazione aziendale in diretta conseguenza all’assoggettamento del lavoratore al potere direttivo, disciplinare e di controllo del datore di lavoro. Nella stessa direzione qualificativa, costituiscono, invece, indici sintomatici della subordinazione, l’assenza di rischio di impresa, la continuità della prestazione, l’obbligo di osservanza dell’orario di lavoro, la cadenza periodica e la forma della retribuzione, l’utilizzazione da parte del lavoratore di strumenti di lavoro e lo svolgimento della prestazione in ambienti messi a disposizione dal datore di lavoro. (Trib. Milano 21/7/2014, Giud. Di Lorenzo, in Lav. nella giur. 2015, 97).

2) Il criterio di distinzione del rapporto di lavoro subordinato rispetto al rapporto di lavoro autonomo è costituito dall’assoggettamento del lavoratore al potere direttivo e disciplinare del datore di lavoro, con conseguente limitazione della sua autonomia e inserimento nell’organizzazione aziendale; tale assoggettamento deve essere dimostrato dal lavoratore e concretamente apprezzato in relazione alla specificità dell’incarico conferito e al modo della sua attuazione. (Cass. 16/12/2013 n. 28025, Pres. Stile Rel. Garri, in Lav. nella giur. 2014, 408).

3) La subordinazione viene configurata come soggezione del prestatore di lavoro al potere direttivo, organizzativo e disciplinare del datore di lavoro, che discende dall’emanazione di ordini specifici, oltre che dall’esercizio di una assidua attività di vigilanza e controllo sull’esecuzione della prestazione lavorativa. Risulta quindi ininfluente che la prestazione si svolga in maniera ripetitiva e che la stessa si protragga nel tempo con le stesse modalità all’interno dell’impresa, senza assunzioni di rischio da parte del prestatore di lavoro. (Cass. 26/7/2011 n. 16254, Pres. Lamorgese Est. Morcavallo, in Lav. nella giur. 2011, 1054).

4) Ha natura di lavoro subordinato la prestazione resa con soggezione alle direttive impartite dal datore di lavoro che si sostanzino nella puntuale fissazione delle mansioni, nella definizione di un preciso orario di lavoro e dei turni connessi. (Cass. 17/2/2011 n. 3863, Pres. Miani Canevari Rel. De Renzis, in Lav. nella giur. 2011,).

5) In tema di subordinazione, oggetto specifico di indagine deve essere l’accertamento della eterodirezione delle modalità, anche di tempo e luogo, della prestazione, nonché di uno specifico obbligo di presenza e di frequenza con annessi obblighi di giustificazione dei ritardi e delle assenze e della correlativa sottoposizione del prestatore d’opera a un potere disciplinare e sanzionatorio del datore di lavoro; eterodirezione che, pur dovendo essere sempre presente, può assumere un carattere di maggiore o minore intensità in relazione alla maggiore o minore elevatezza delle mansioni esercitate o al contenuto della prestazione pattuita. (Trib. Milano 16/6/2011, Giud. Bianchini, in Lav. nella giur. 2011, 1061)521).

A cura di Dott. Andrea Pagnotta, studio legale in Roma.

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