Il contratto individuale di Lavoro.

firmaIl contratto di lavoro individuale è contratto mediante il quale il lavoratore si impegna a prestare la propria attività lavorativa alle dipendenze del datore di lavoro in cambio di una controprestazione, di regola corrispondente alla retribuzione (art. 2099 c.c.).

La prestazione può essere di natura manuale, ovvero intellettuale. Per essere valido, il contratto di lavoro deve obbligatoriamente possedere i seguenti elementi: la volontà delle parti, l’oggetto, la causa e la forma. Nell’oggetto, è compresa la prestazione la quale deve essere possibile, determinata o determinabile, ovvero lecita.

Durante il rapporto di lavoro, il lavoratore è tenuto ad adempiere la prestazione con diligenza, osservando le disposizioni impartite per l’esecuzione e per la disciplina sul luogo di lavoro; è tenuto, altresì, all’obbligo di fedeltà, ossia non deve trattare affari per conto di soggetti in concorrenza con il proprio datore, ovvero divulgare informazioni riguardanti l’attività/organizzazione della propria azienda al fine di non arrecare pregiudizio alcuno alla stessa (artt. 2104 e 2105 c.c.). Tutte le condizioni contrattuali possono essere modificate solamente se previsto dal CCNL, ovvero per volontà delle parti.

LA VOLONTA’.

Il contratto tra datore e lavoratore nasce per accordo tra le parti, ossia una chiara manifestazione del consenso. In questo caso, è necessario che entrambe le parti siano legittimate a concludere un contratto di lavoro (per il lavoratore, a seguito della novella della L. 296/2006, è necessario il raggiungimento del 16° anno di età). Per essere valido, l’accordo tra le parti non deve essere viziato da errore (falsa rappresentazione della realtà), da dolo (qualsiasi forma di raggiro senza il quale il lavoratore non avrebbe concluso il contratto) e da violenza (minaccia di un male attuale o futuro).

In via generale, prima della stipulazione del contratto di lavoro, il datore consegna, sottoscritta dallo stesso, una lettera d’impegno al lavoratore con la quale manifesta la volontà di assumerlo. Quest’ultimo, qualora tale “promessa” non venisse rispettata, potrà ricorrere in giudizio al fine di ottenere un provvedimento (sentenza) produttivo di tutti gli effetti di un contratto, oltre il risarcimento del danno patito. Al momento dell’effettiva assunzione, il datore deve consegnare al futuro dipendente una lettera di assunzione contente obbligatoriamente:

  a) Dichiarazione della compiuta registrazione nel libro matricola aziendale;

  b) Documentazione contenente tutte le informazioni relative alle condizioni applicate al rapporto di lavoro come: dati identificativi delle parti, data di inizio rapporto, orari di lavoro, inquadramento (livello e mansione), importo della retribuzione, termini di preavviso in caso di recesso, CCNL applicato, luogo di lavoro e, ove previsto, la durata del periodo di prova;

In riferimento a quest’ultimo , le parti ( generalmente quella datoriale) possono pattuire un periodo di prova che deve risultare da atto scritto, ovvero inserito come clausola nel contratto stesso; la forma scritta è richiesta a pena di nullità (art. 2096 c.c.) e deve essere obbligatoriamente sottoscritta anche dal lavoratore; deve essere altresì indicata tassativamente la mansione alla quale il lavoratore è adibito, nonché il termine  massimo della durata del periodo ( corrispondente a 3 mesi per mansioni con funzioni direttive e 6 mesi per tutti gli altri lavoratori, salvo diverse disposizioni previste dai relativi contratti collettivi di categoria). In questo periodo, le parti possono recedere dal rapporto ad nutum, ossia senza obbligo di motivazione; il recesso da parte del datore (licenziamento) sarà ritenuto illegittimo nel caso il lavoratore abbia superato la prova, ovvero non sia stato messo in condizioni di svolgerla o superarla.

LA CAUSA.

 Altro elemento essenziale del contratto di lavoro è la causa, definita da un punto di vista squisitamente civilistico come la “funzione economico sociale del contratto “. Questa deve essere lecita, cioè essere conforme alla legge, al buon costume ed alle normative in tema di ordine pubblico

(tipico esempio di causa illecita si verifica ad esempio in un rapporto di lavoro irregolare “c.d. lavoro nero” dove sussiste violazione di più norme a tutela dl lavoratore, quali quelle in materia previdenziale,assistenza sanitaria etc….)

L’OGGETTO.

Il contratto di lavoro deve indicare dettagliatamente l’attività che il lavoratore presta; questa, come la causa, deve essere conforme alla legge, ovvero lecita. Deve essere altresì possibile, ossia tale da poter essere concretamente svolta dal lavoratore, nonché determinata o determinabile (grazie anche al richiamo alla contrattazione collettiva).

FORMA.

In merito a quest’ultimo requisito vige il principio della libertà di forma, non prevedendosi dunque particolari forme di manifestazione del consenso. Di fatto, la volontà delle parti può essere anche dichiarata oralmente o essere dedotta da comportamenti concludenti, purché sussistano obbligatoriamente tutti i requisiti del rapporto fin qui menzionati. Tuttavia è prevista la forma scritta a pena di nullità ad esempio nel contratto di lavoro a tempo determinato (proprio perché la mancata apposizione del termine, elemento accidentale, trasformerebbe il rapporto di lavoro a tempo indeterminato) mentre per altre forme contrattuali (apprendistato, di inserimento, a tempo parziale, ripartito) la forma scritta è richiesta ad probationem.

Oltre ai requisiti fin qui indicati, il contratto di lavoro può contenere diverse clausole contrattuali proprio in virtù del principio di autonomia contrattuali delle parti. Tra le più frequenti, possiamo citare:

  a) Patto di stabilità: Tale clausola, inserita nel contratto di lavoro a tempo indeterminato, impegna le parti a non recedere dal contratto per un termine stabilito. Ai fini della validità e della prova, detta clausola non necessita obbligatoriamente della forma scritta. Nel caso in cui, invece, una delle parti receda prima del termine stabilito, l’altra potrà ricorrere ai fini del risarcimento del danno. Tuttavia, si precisa che il recesso prima del termine pattuito in clausola è sempre possibile qualora si manifesti un’impossibilità sopravvenuta della prestazione (anche parziale), ovvero per licenziamento o recesso per giustificato motivo, ossia il sopravvenire di una causa che impedisca la prosecuzione anche temporanea del rapporto di lavoro.

  b) Patto di non concorrenza: espressamente previsto dal Codice Civile (art. 2125 c.c.), prevede la possibilità per le parti di concordare che, una volta cessato il rapporto di lavoro, il lavoratore /dipendente si obblighi a non svolgere alcuna attività sia in proprio, sia per conto terzi, con l’attività svolta da datore di lavoro. La legge prevede un vincolo di 5 anni come termine massimo nel contratto di dirigenti, ovvero di 3 anni in tutti gli altri casi. Anche in questo caso, l’accordo può essere sciolto per mutuo consenso delle parti e, in caso di violazione di una parte, la condanna della stessa al risarcimento del danno.

A cura di Dott. Andrea Pagnotta, studio legale in Roma.

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