Il Contratto di prossimità

abc-lavoro-630x336La contrattazione di prossimità si può identificare anche con i più comuni termini di “contrattazione aziendale”, ovvero “territoriale”. La natura di tale contrattazione è da considerarsi al pari di quella del CCNL, di diritto comune.

L’evoluzione del mercato del lavoro, le differenti condizioni sociali e occupazionali esistenti e persistenti nel nostro Paese hanno necessitato di una tecnica in grado di considerare una norma imperativa in semi imperativa, ossia derogabile espressamente da altra fonte. Inizialmente riconosciuta dall’accordo interconfederale del 28 giugno del 2011 in cui si prevedono  contratti aziendali con efficacia generale derogatori del contratto nazionale per “una politica di sviluppo adeguata alle differenti necessità produttive”, mediante discipline aderenti “alle esigenze degli specifici contesti produttivi”, e ciò anche in mancanza delle relative procedure rimesse al contratto nazionale se occorre “al fine di gestire situazioni di crisi o in presenza di investimenti significativi per favorire lo sviluppo economico ed occupazionale dell’impresa, è stata consacrata dall’art. 8 del decreto legge 138/2011 convertito il legge n. 148/2011, il quale consente alla contrattazione aziendale o territoriale di derogare alla disciplina legale della  contrattazione collettiva nazionale attraverso specifiche intese finalizzate alla crescita occupazionale, alla produttività , all’efficienza, alla competitività, alla partecipazione dei lavoratori, alla gestione delle crisi aziendali .

Orbene, sia la legge che l’accordo interconfederale riconoscono alla contrattazione aziendale e, ove prevista, quella territoriale, fonte derogatoria, riconoscendo alle stesse associazioni sindacali la responsabilità di un riequilibrio delle tutele e delle condizioni necessarie alla ripresa dello sviluppo.

A questo punto, atteso il carattere di derogabilità del contratto collettivo aziendale, ovvero territoriale, a quello collettivo nazionale, e’ necessario individuare i soggetti legittimati alla stipula dello stesso. Tale individuazione è da riferirsi esclusivamente alla parte sindacale, ossia il rappresentante diretto del lavoratore. Si ritengono legittimate alla stipula del contratto collettivo aziendale “le associazioni comparativamente più rappresentative sul piano nazionale o territoriale”, consentendo la stipula anche ad una sola di organizzazione sindacale purché comparativamente più rappresentativa delle altre. I contratti collettivi aziendali, e non anche quelli territoriali possono essere anche stipulati dalle rappresentanze sindacali delle su menzionate associazioni sindacali maggiormente rappresentative, nonché dalle RSU, laddove presenti, individuate sempre sulla base del criterio di maggiore rappresentatività.

L’efficacia generale del contratto aziendale o territoriale.

Ora l’accordo interconfederale 28 giugno 2011 e l’art. 8 del d.l. 138/2011 conv. In legge n. 148/2011 prevedono espressamente contratti collettivi aziendali e territoriali con efficacia generale. L’accordo attribuisce al contratto aziendale tale efficacia nei confronti di “tutto il personale in forza” e di “tutte le associazioni sindacali firmatarie del presente accordo interconfederale”. Ma le eventuali clausole di tregua sindacale vincolano solo tali associazioni e le rappresentanze sindacali, con espressa esclusione dei singoli lavoratori. L’accordo riconosce efficacia generale  solo “se” il contratto aziendale è stipulato dalla RSU a maggioranza dei suoi componenti oppure “se” è approvato

dalle rsa costituite da sindacati che rappresentano la maggioranza dei lavoratori sindacalizzati dell’azienda calcolati tramite l’accertamento dei contributi sindacali e delle relative deleghe. Solo in questa seconda ipotesi è previsto, ove richiesto da uno dei sindacati firmatari dell’accordo interconfederale oppure dal 30% dei lavoratori dell’impresa, un referendum non per l’approvazione, ma per il rigetto del contratto, che si verifica con la partecipazione alla consultazione di più della metà degli aventi diritto e con la maggioranza semplice dei votanti. Questo sistema di efficacia generale è di fonte negoziale, sicché valgono le regole privatistiche. Pertanto opera per i sindacati stipulanti l’accordo interconfederale e i loro iscritti, poiché per costoro il vincolo è voluto e non imposto. Invece i sindacati estranei all’accordo interconfederale sono vincolati dal contratto aziendale stipulato dalla RSU solo se sottoscrittori del relativo accordo istitutivo o comunque

rappresentati nella stessa, mentre il contratto aziendale stipulato da RSA ad essi estranee non li può mai vincolare neppure per il tramite del referendum. L’art. 8. del citato d.l.  ricordiamo, riconosce efficacia generale a tutti quei contratti sottoscritti dalle organizzazioni maggiormente rappresentative sul piano nazionale o territoriale, ovvero dalle RSU laddove presenti, purché rappresentativo di un criterio maggioritario. Il legislatore, insomma, ha voluto prevedere concretamente che fosse sempre rispettato tale criterio, in quanto espressione della volontà dei lavoratori. Si evidenzia che la disciplina della contrattazione di prossimità è sottratta al pubblico impiego, poiché già l’accordo interconfederale stipulato da Confindustria, sia l’art. 8 del citato decreto chiariscono come le disposizioni siano da riferirsi al settore privato.  Vero è che i contratti aziendali se da una parte possono derogare al contratto collettivo nazionale di categoria, dall’altra devono comunque osservare le disposizioni in materia di diritto del lavoro comunitario, internazionale e costituzionale limitatamente alle materie di cui al comma 2 dell’art. 8 d.l. cit.

A cura di Dott. Andrea Pagnotta, studio legale in Roma.

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