Gli amori infelici non finiscono mai.

libro isabellaGli amori infelici non finiscono mai.                               Il romanzo dedicato alla lotta degli autoferrotranvieri!

Anticipazione tratta da i Capitoli: 60, racconti d’attesa

 

È venerdì. Gli autobus, nella mia città, sono parentesi tonde. Racchiudono momenti indipendenti dalla nostra vita, incisi spesso bizzarri, altri raccapriccianti. (…)

Da quando in città i biglietti dei mezzi sono stati clonati per la creazione di un fondo nero per finanziare la politica, mi sono detta sia giusto che i cittadini si difendano da sé. (…)

Mi piace anche osservare gli autisti. Nelle pause i più simpatici – per me – leggono libri, i meno – secondo i miei gusti personali – chiacchierano tra loro come accade nelle comitive quando gli amici si danno appuntamento in piazza.

Aspettano per lo più di terminare il turno per portare avanti la loro protesta. Sono in procinto di organizzare per i prossimi mesi sette giorni di blocco degli straordinari. Tutti gli autisti faranno i loro turni, ma nessuno concederà lo straordinario. Significa che Roma sarà bloccata.

Non tutti sanno che gli autisti oggi vivono di stipendi sempre più contenuti.

Hanno le ferie? Certo, ma gli vengono negate. A causa della carenza di organico l’azienda ha creduto

opportuno pretendere dai suoi autisti il lavoro straordinario.

– Chiedo solo di lavorare! – ho sentito sbraitare un giorno un interinale a fine turno. L’uomo urlava a voce alta, davanti a lui nessuno. (…)

La dignità, prima di tutto. In città infatti è tempo di protesta. Saranno mesi di

lotta. (…)  – Stiamo andando contromano! È contromano! – strilla un utente al conducente. Il conducente non ha tempo di rispondere. Ci sono tratti trafficati, bloccati da macchine in doppia, tripla fila e gli autisti, in casi come questi, per evitare ritardi di mezz’ora, un’ora, se non si sblocca il tutto in pochi minuti, a propria discrezione cambiano percorsi per non rischiare di fermare la città. Del resto l’azienda li invita a non rispettare il codice stradale. – Muoviamoci! – grida l’Uomo del Suicidio – Devo morire il 19 settembre. E vorrei dirgli che l’autobus non sta raggiungendo il capolinea della vita. Ma è talmente agitato che mi piacerebbe invitarlo alla tranquillità. Lui apre la porta a vetri ed esce dal posto di guida. Mi sposto per non intralciarlo e inciampo in una busta. Sto per cadere. – Stia attenta!– mi rimprovera il conducente. – Quel sacchetto contiene oggetti importanti. Mi scappa una risata e lo guardo mentre vedo della carta igienica uscire e rotolare verso le porte anteriori. Persino la carta igienica vuole scappare dal bus!, mi dico. – Eh, sì! – esclamo ridendo – La carta igienica è un bene prezioso!

– Esattamente! Come i martelletti frangivetri! – Mi perdoni il disturbo di nuovo, – insisto – perché i martelli frangivetri li porta in busta? Non dovrebbero stare sull’autobus? Per la nostra sicurezza?– Signora, lei dice quello che dovrebbe essere, ma non quello che è nella realtà.

Poche chiacchiere e mi ricordo che non tutti i capolinea di Roma sono forniti di bagno. Che alcuni invece di avere la toilette hanno i bagni chimici e a sentir parlare l’autista tenuti in condizioni pessime. Schifose. Quello che più mi lascia sgomenta è che laddove gli autisti a fine corsa hanno la fortuna di usufruire di un bagno, non trovano la carta igienica: ecco perché qualcuno la porta dietro con sé: alla peggio sono costretti a raggiungere qualche prato o qualche posto più isolato.

Sulla questione martelli frangivetro la situazione mi pare deprimente.

– Mi è capitato di non guidare senza i martelli frangivetro. Non lavoro se non nella massima sicurezza… sui bus ci salgono famiglie, bambini… Abbiamo una responsabilità

enorme.

– Non è sufficiente aprire il guasto per ripristinare la situazione? – mi informo.

– Ormai preferisco portarmi dietro la cassetta degli attrezzi!

Sul bus qualcuno comincia a lamentarsi. Qualcun altro scende strillando e cambia direzione.

(…)– Sbrigatevi! – grida l’autista – Levatevi dalle porte centrali, non si chiudono! Sbrigatevi, non voglio finire il turno qui. Devo raggiungere il corteo degli autisti autorganizzati.

L’autista è in ansia, per questo li incita a scendere. Quando nomina la parola corteo accompagnata da un secco, deciso e chiaro: – Noi non scioperiamo – puntualizza – facciamo il turno e raggiungiamo gli altri – in quel momento, al finestrino, la scena che vedo mi ricorda il quarto stato. Saranno più di mille gli autisti autorganizzati, diretti verso piazza Venezia.

Una macchina azzurra si muove a passi sicuri. Azzurra come le loro camicie. Tengono in pugno vari striscioni, dal vetro riesco a leggerne uno: Autoferrotranvieri uniti più di ieri. Mi ricordano il mare. Il mare in tempesta quando sbatte con forza contro gli scogli, quando, con determinazione,

arriva alla riva.

Con la stessa energia, figlia della rabbia si spingono verso il Campidoglio. Del resto la loro battaglia è inflessibile e condivisibile. Chiedono “vetture funzionanti, tempi di percorrenza adeguati, ferie certe di cui usufruire, rispetto del codice stradale. Sblocco dei parametri per avanzamenti di carriera. Corresponsione dell’una tantum”.

Gli autisti oggi sono il traffico, la voce stridula di chi è sfruttato, sono l’insoddisfazione verso i dirigenti politici.

Sono soprattutto la voglia di rappresentarsi da soli, con i loro volti e le loro voci.

Allungo il collo con l’intenzione di leggere un altro striscione.

Voi benefici, noi sacrifici. Basta. Gli autisti sono persone che lavorano, con famiglie di cui prendersi cura,

bambini da crescere… Toccare la loro busta paga è un furto irragionevole. In passato hanno scelto di fargli il torto di non pagargli l’altra metà di un premio di produttività di trecento euro. Sono gli autisti, in massa, a scegliere di ritirarsi dagli straordinari. Organizzeranno un blocco straordinario

per una settimana. Una decisione che farà molto male all’azienda perché grazie agli straordinari verrà coperta una parte importante del servizio.

 

In libreria dal 4 ottobre

Gli amori infelici non finiscono mai, di Isabella Borghese

Giulio Perrone editore

collana Hinc- pagine 176 – euro 14,00 – isbn 9788860043405

 

presentazione romana:

Roma, giovedì 16 ottobre, ore 18,30

Scup – Sportculturapopolare

via Nola, 5

presentano Stefano Gallerani, critico letterario

Micaela Quintavalle, sindacalista

 

partecipa l’autrice

 

letture a cura di Valentina Tramontana

Author: Cambia-menti M410

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