Davide contro Golia!

micaela_quintavalle_atac_fb

Stamattina alle 5.30 faceva già caldo.

Il mio autobus era vuoto.

Io pensavo alla fine del turno. All’obbligo di ritirare l’ennesima denuncia a piazzale Clodio e a scappare al mare col mio cucciolo.

Alle 11 circa sono stata contattata dalla gestione della mia rimessa.

Credevo dovessero comunicarmi che il turno dopo il mio fosse scoperto.

Che dovessi riportare il mezzo in deposito.

Storsi il naso.

Veniva vanificato il sacrificio d’essermi alzata prima dal letto per portare la Smart sul luogo in cui avrei smontato.

Problematiche che l’autoferrotranviere per definizione affronta nel quotidiano.

Invece la dolcissima voce di una ragazza che sta in ufficio e che stimo nel profondo mi dice ” Quintavalle sei sospesa dal servizio dal 30 luglio all’8 agosto”.

Di giorni di sospensione per ragioni che niente hanno a che vedere col mio esser stata deficitaria in servizio ne ho accumulati 41.

Avendone scontati solo 10 era nelle cose che prima o poi anche gli altri sarebbero arrivati.

Nell’ ordine ad invadere e pervadere la mia mente questi i pensieri:

Almeno stavolta Atac si è degnata di avvisarmi per tempo: il disappunto mio con un dirigente per l’errato atteggiamento aziendale nel contesto precedente non era stato vano.

Dieci giorni di riposo e intenso studio.

Poi grande è stata la voglia di piangere.

Mi sono sentita come una volta in terza elementare.

Io che ero tra le prime della classe fui sbattuta fuori dell’aula perché non obbedii alla maestra. Mi chiese di stare zitta mentre sgridava una compagna per una cosa che, io ne ero certa, non avesse commesso. Ma lei non faceva che piangere. Non riusciva a difendersi pronunciando parole.

Si proprio quello è stato il sentire che per un attimo mi ha attraversata da parte a parte: essere punita pur avendo ragione.

Io non ho paura.

Non l’ho mai avuta.

Oggi sono circondata di centinaia e migliaia di persone a Roma e in tutta Italia che con me e come me lottano contro il sistema.

Ma non avevo paura nemmeno quando iniziai da sola questa avventura.

Ricordo che 18 mesi fa guardai gli occhi buoni di mio padre.

Gli raccontai di quello che per caso e all’improvviso mi ero ritrovata a fare.

Dissi a me e lui che rischiavo il licenziamento ma che non intendevo fermarmi. Mi rispose così ” figlia, tu sei tanto simile a me. Le tue battaglie sono tanto simili alle mie. Ma tra noi c’è una grande differenza. E sono rimasto sbalordito quando sono diventato consapevole della cosa. Ad un certo punto, vedendo quello che rischiavi e quanto invece ti veniva proposto io avrei accettato. Anche un decimo di quello che è stato offerto a te avrei preso. Ma tu no. Ti sei incarognita su questa storia di cambiare le menti.  Di far alzare la testa ai più deboli. Sei partita tu. Poi ti sono venuti dietro i più coraggiosi. Oggi in tanti vi scrutano e forse a voi si uniranno. O forse no. Tu il marcio non l’hai sfiorato nemmeno con un dito. Se i lavoratori non avranno fiducia in voi Cambia-menti m410 morirà come è nato. E tu ricomincerai a lagnarti e a rimproverarmi qualora ti consigliassi di tentare un esame anche se non sai tutto perché sei una perfezionista del cavolo”.

Queste le parole che a me disse mio padre.

Io oggi vedo colleghi della Ctt-nord licenziati. Macchinisti a tempo indeterminato sospesi.

A me non è ancora stato applicato l’articolo 46. Ma solo perché sono ineccepibile sul lavoro e perché creare una martire non serve a nessuno.

Ma non mi spaventa un allontanamento definitivo.

Io non ho paura.

Noi non abbiamo paura.

Lo abbiamo messo in conto.

È solo che… degli autoferrotranvieri stanno facendo carne da macello.

E Cambia-Menti M410 è l’unica possibilità della categoria sul fronte nazionale.

Questo non è il sindacato della Quintavalle.

È il sindacato di lavoratori onesti che non si piegano al sistema e portano all’interno di un gruppo di gente onesta la propria voglia di dare e fare.

Solo per il raggiungimento di un bene comune.

Se riusciranno a tagliare la testa per disperdere la base dovrete continuare.

Uniti e insieme.

Essere cani sciolti non paga più.

Dare la rappresentatività ai vergognosi soliti noti che da decenni firmano incontrastati accordi al ribasso per i lavoratori non ha pagato (quasi) mai.

Occhi negli occhi e petto a petto.

Dovete naufragare verso un orizzonte nuovo.

Quell’isola in oceano aperto di chi non vi racconta bugie e gode con voi delle vittorie, come piange insieme per le sconfitte, perché di entrambe è parte integrante.

Micaela Quintavalle Presidente dell’Organizzazione Sindacale Cambia-Menti m410.

Author: Micaela Quintavalle

Share This Post On

2 Comments

  1. Ricordati che non sarai mai da sola… Io 18 mesi fa ti dissi che ero da solo la adesso non lo siamo più noi siamo più forti del sistema corrotto…

    Post a Reply
  2. Ti esprimo la mia solidarietà. Quotidianamente affronto il disagio del trasporto pubblico e sono consapevole che le responsabilità non sono certo dei macchinisti ma della dirigenza dell’Atac e delle istituzioni della città, della regione e del paese che preferiscono sperperare denaro pubblico per grandi opere inutili e dannose. Mi permetto solo un piccolo appunto. Ma perché non spiegate le vostre sacrosante ragioni attraverso qualche volantinaggio nelle principali stazioni della metropolitana e dei trenini? Diversamente la stragrande maggioranza dei pendolari cade nel tranello della guerra tra poveri scatenato dalle dichiarazioni di sindaco, prefetto e dirigenti ATAC.

    Post a Reply

Submit a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *