Così è successo ad un ragazzo di 20 anni, Alessandro Di Santo.

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Roma 28 febbraio 2015 morire di notte in pieno centro. Così è successo ad un ragazzo di 20 anni, Alessandro Di Santo.

 

Poco dopo le 3 in Piazza Venezia a Roma viene  investito un ragazzo da un autobus che ha proseguito la sua corsa fino in via Nomentana, dove è stato raggiunto dalla polizia. L’autista avrebbe detto agli agenti della municipale di non essersi accorto di aver travolto il ragazzo. Resta da capire se il conducente del mezzo e la vittima abbiano o meno avuto una discussione prima dell’incidente.

Questa la ricostruzione dell’ufficio della Mobilità del Comune di Roma:

«Venerdì, alle 3,50, un autobus della linea n4, gestita dalla società Roma Tpl, appena partito da piazza Venezia, ha investito e ucciso un ragazzo di 20 anni. Il bus è stato bloccato da un gruppo di giovani che ha accostato la vettura sul fianco sinistro chiedendo all’autista, attraverso il finestrino lato guida, di salire a bordo. Non essendo in area di fermata, il conducente ha respinto la richiesta ed è ripartito non accorgendosi di quanto è accaduto dopo. Nel successivo esame in rimessa, segni dell’impatto sono stati trovati vicino alla ruota posteriore sinistra. L’autista ha proseguito la corsa ed è stato fermato da una pattuglia della polizia tra via Nomentana e Viale Regina Margherita. La vittima, un giovane di 20 anni, è deceduta all’ospedale San Giovanni. Dai successivi esami il conducente è risultato negativo ai test sull’assunzione di sostanze stupefacenti e alcoliche. L’esatta dinamica dell’accaduto sarà accertata dall’indagine, già in corso, da parte delle autorità competenti».

Così in una nota il Sindaco di Roma, Ignazio Marino:

L’incidente mortale di questa notte che ha coinvolto un ragazzo di 20 anni, travolto da un mezzo gestito dalla società Roma TPL, ci addolora intensamente. A nome dell’amministrazione tutta voglio esprimere la mia vicinanza e il cordoglio ai famigliari e agli amici del giovane. In attesa che si faccia piena luce sulle dinamiche di quanto esattamente accaduto in piazza Venezia. Oggi rimane lo sconcerto e il dolore per un evento drammatico che ha colpito profondamente tutti noi”.

Queste le dichiarazioni di Micaela Quintavalle, presidente del sindacato Cambia-Menti M410:

“Ci tengo ad esprimere tutto il mio rammarico per la vicenda. Non abbiamo parole per esprimere tutto il nostro dolore, non ci sono parole che possano alleviare il dolore che stanno provando tutte le persone che, a vario titolo, amavano Alessandro e senza “indagare” e/o “colpevolizzare” il conducente del mezzo, questo è e sarà un compito della magistratura, ad oggi sappiamo che le prove tossicologiche sono risultate negative, possiamo dire purtroppo che c’è una vittima, unica tragica certezza”.

Continua nelle sue dichiarazioni come un fiume in piena Micaela Quintavalle:

Dopo questo le aziende di trasporto pubblico ancora vogliono essere sorde, cieche e menefreghiste rispetto a tutti i problemi che sono stati evidenziati dal sindacato CAMBIA-MENTI M410, sollevati in relazione alla tutela degli autoferrotranvieri?

 “Troppe le aggressioni subite dai conducenti dei mezzi pubblici. L’esasperazione degli utenti aumenta in forma esponenziale. Ancora una volta ribadiamo il concetto per il quale la mancanza di tutela e sicurezza dell’autista coinvolge direttamente i vertici e i responsabili alla mobilità del Comune di Roma, incluso il Sindaco. Sono mesi che lo andiamo dicendo. Non c è sicurezza né per i lavoratori né per i cittadini. Pare che il ragazzo, Alessandro Di Santo, ed alcuni suoi amici inseguissero il bus per farsi aprire fuori fermata. Atteggiamento ferocemente punito dal nostro regolamento soprattutto in un luogo in cui aprire in mezzo alla piazza significherebbe dare l’autorizzazione alle automobili che sfrecciano ad alta velocità a falciare l’utente che ci implora. Una domanda sorge spontanea. Se il bus notturno avesse avuto una frequenza di dieci minuti Alessandro e i suoi amici lo avrebbero rincorso con tanta veemenza? Non ci è dato sapere

Il conducente del mezzo coinvolto, è un dipendente di una società che lavora in sub appalto per la Roma TPL Scarl, il secondo gestore di Trasporto Pubblico Locale di Roma, dove opera principalmente per l’esercizio delle “Linee Periferiche”, secondo un Contratto di Servizio aggiudicato nel 2010 da Roma Capitale, dopo apposita gara europea.

“Orari più massacranti dei nostri. Stipendi consegnati anche a 60 giorni. Nessuna tutela. Nessuna garanzia. Mezzi fatiscenti. Il privato deve guadagnare. Ha bisogno dell’utile. Si perde la ragione sociale. E se la manutenzione dei nostri mezzi fa sorridere, la loro rasenta veramente quanto di più comico possa esistere. A tutela della vita dei cittadini, degli autisti dichiariamo lo stato di agitazione dei lavoratori pronti a qualsiasi forma di lotta prevista dai nostri ordinamenti giuridici e contrattuali. Cambia-menti m410 pone l attenzione anche su un’altra questione, con la speranza che non occorra sacrificare nuove vite prima di intervenire. A Pantano il capolinea dello 054 si trova in un posto abbandonato dal mondo. Le liti con i cittadini sono continue. Il servizio viene effettuato con le vetture da sette metri, quelle che si rompono continuamente e non sono riparabili perché non esistono pezzi di ricambio, quelle che l’azienda non ha mai sostituito. A natale ha preferito prendere in affitto dei camioncini inutili per dare una immagine del centro di tutto punto. Salvare le apparenze. Questa la politica da adottare. E intanto la periferia muore. Queste vetture sono assai note agli autoferrotranvieri, i colleghi delle rimesse di Magliana, Acilia, Tor Vergata, ogni giorno si presentano al proprio turno di lavoro e poi non effettuano il loro turno di servizio perché le vetture sono guaste. Le corse si perdono e i cittadini si esasperano. Le aggressioni, 180 in un anno, non sono solo il frutto di patologie mentali del singolo cittadino. Le cabine blindate sono necessarie ma rappresenterebbero un palliativo.

Servono altre vite da sacrificare? O più assunzioni, l’acquisto di nuovi mezzi, la riorganizzazione del personale e di tutte le risorse interne potrebbero rendere competitivo ed efficiente un servizio di trasporto pubblico che qualche incompetente ha deciso senza mezzi termini di privatizzare?

Meditate gente. E togliete la rappresentanza a chi è colluso con queste persone. Aiutateci. C’è una utopia da realizzare. C’è molto da cambiare. Ed insieme ed uniti si può fare.”

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