CAMBIA-MENTI M410 – “Finale di Partita”, di Gabriele Morleo, e Festa dei lavoratori

“Finale di Partita”, di Gabriele Morleo, e Festa dei lavoratori

In occasione del 1°maggio 2017, per la comunemente nota Festa dei Lavoratori, è nostra intenzione lasciare nei nostri lettori, iscritti e simpatizzanti, un messaggio di rinnovata speranza non solo per tutte le classi di lavoratori ma anche per tutti coloro che sono “fuori” dal mondo del lavoro, in un sistema occupazionale altamente non inclusivo cui bisogna opporre resistenza.

Ringraziando infinitamente l’amico Gabriele Morleo, prestigioso ed anticonformista artista contemporaneo, di formazione gramsciana e pasoliniana, ringraziando smisuratamente anche l’amico Diego Fusaro per l’egregia interpretazione e spiegazione offerta sulle opere dell’artista, vogliamo, in questa occasione, manifestare un senso di amara malinconia per il diffuso senso di resa ed incapacità dei lavoratori (e non solo) di opporre resistenza al flusso di eventi-azioni che stanno letteralmente sgretolando i nostri diritti e la nostra autodeterminazione.

Cosa sta mancando in fondo? La fiducia nel vedere un orizzonte migliore? Il coraggio di cominciare malgrado (cit. Diego Fusaro)? Forse è così, sta mancando il coraggio, inteso come la virtù del cominciamento, il coraggio di cominciare malgrado tutte le avversità, i rischi, le paure, i dubbi.

A pensarci bene, troppo spesso stiamo cadendo in un’asfissiante inerzia: per un sentimento di rinuncia alla lotta restiamo “statici” mentre gli “altri” continuano a decidere per noi e a trarre profitto dalla nostra reiterata incapacità di reagire.

La meravigliosa ma malinconica opera di Gabriele Morleo intitolata Finale di Partita rappresenta, in maniera eccellente, questo senso di rinuncia alla lotta che ha ridotto il Servo a polo passivo: egli subisce in silenzio mentre il Signore-Padrone continua a gestire da solo ogni piattaforma di azione; si è ripreso tutte le conquiste secolari fatte dai Servi nelle lotte sociali susseguitesi sin da tempi antichi: l’identità, la dignità, il potere di decidere con autonomo convincimento le sorti della propria vita. Il tema dell’opera Finale di Partita è la diserzione, lo sciopero, la rinuncia alla guerra da parte del Servo.

L’opera consiste in una scacchiera gigante (foto), ove ogni pedina rappresenta un ceto lavorativo. Sulle varie caselle sono appoggiati solo gli abiti e gli arnesi di ogni classe sociale, come se fossero stati abbandonati sulla scacchiera, in segno di protesta e di desolata rinuncia. Le uniche caselle occupate da forme antropomorfe sono quelle dei due re e delle due regine che si guardano immobili: le espressioni dei volti sembrano incredule rispetto alla palese rinuncia alla lotta e alla resistenza da parte del Servo.

La classe sociale, la classe dei lavoratori, sta perdendo la propria consapevolezza; quasi si adegua ai sistemi moderni in cui la longa manus del Padrone-Signore giunge ormai a soffocare ogni pretesa della controparte: il conflitto è, oggi, in realtà, spento perché lo dirige solo il potere economico-finanziario del Signore; il Servo ha posato le sue armi a terra.

Ci stanno togliendo persino il tempo di leggere, di documentarci, perché siamo troppo “occupati” nella ricerca forsennata di racimolare un lavoro sottopagato, a condizioni spregevoli di incertezza temporale, qualitativa e quantitativa, ma come si dice in questi tempi “Un lavoro malpagato è

sempre meglio di niente…”. Trascorriamo il nostro tempo totalmente a disposizione dell’azienda, per coloro che lavorano, e in quelle ore non riusciamo neanche più a seguire gli accadimenti intorno a noi. Nel circuito capitalistico, le dinamiche sono giunte ad un punto di non ritorno tale da averci mangiato anche la capacità di scelta e la forza di dire NO.

Cambia-menti M-410 vuole dissentire, vuole rompere questo circolo vizioso, vuole riprendere le armi del conflitto sociale, perché la tolleranza degli eroi lavoratori non deve trasformarsi in inerzia, in rassegnazione, in viltà. Cambia-menti M-410 vuole essere, insomma, l’alternativa e vuole dissentire ogni volta che il diritto non è rispettato ed è anzi condizionato a soddisfare gli interessi di pochi eletti.

Questa organizzazione sindacale, con il suo segretario nazionale Micaela Quintavalle, è nata proprio dal dissenso, ed il dissenso dovrebbe essere una virtù costitutiva delle politiche democratiche che si concretizza proprio in forme legalmente riconosciute, anzi trova nelle leggi la sua garanzia: come per l’esercizio del diritto di sciopero.

“L’ordine dominante non reprime, oggi, il dissenso. Ma opera affinchè esso non si costituisca. Fa in modo che il pluralismo del villaggio globale si risolva in un monologo di massa. Perciò dissentire significa opporsi al consenso imperante, per ridare vita alla possibilità di pensare ed essere altrimenti “ – Diego Fusaro, Pensare Altrimenti.

Ringraziando nuovamente gli amici Gabriele Morleo e Diego Fusaro, nell’auspicio di un nuovo orizzonte di conquiste sul campo di battaglia, dove è doveroso scendere in campo per disobbedire ad inique imposizioni, auguriamo una buona giornata di lavoro anche oggi che è 1° Maggio ma non per tutti, tuttavia, è un giorno di Festa.

Qui il link relativo alla spiegazione scritta da Diego Fusaro sull’opera Finale di PartitaLINK

Dott.ssa Gianna Elena De Filippis

Consulente del Lavoro

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