AUTOFERROTRANVIERI e cittadini insieme

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Questa mattina un autoferrotranviere è andato a lavorare.

Si è alzato molto presto, verosimilmente quando tutta la città sta ancora a dormire.

Ha salutato la sua compagna ed è uscito con largo anticipo per poter portare l’automobile vicino al luogo di smontata ed avere l’illusione, salvo imprevisti, di poter trascorrere il pranzo di un giorno di festa con la propria famiglia.

Qualche ora dopo un cittadino è uscito dalla sua dimora.

Lui probabilmente non lavora.

Porta con sè la sua bicicletta e ha l’intenzione di trascorrere una bella giornata di sole all’aria aperta.

Il destino di questi due individui si incrocia alle 9.30 di questa mattina nei pressi della regione lazio.

Non conosciamo nè le responsabilità, nè le dinamiche dell’impatto.

Sappiamo solo che il ciclista è morto e che l’autista dell’autobus che personalmente conosco e che è l’uomo più giusto col quale io mi sia trovata a fare una dialettica in più di una occasione di fatto, è stravolto.

Il pensiero vola alla famiglia del cittadino.

La voglia di un abbraccio affettivo è proiettata verso il collega che ogni secondo della sua vita rivivrà quell’attimo.

Poi però ti assale la rabbia.

Noi non siamo seduti dietro una scrivania.

Ogni nostro errore, ogni nostra distrazione, ogni maledetta fatalità che va comunque contemplata nei rischi del mestiere ci porta ad uccidere persone.

E in estate, quando il tranviere pensa al proprio svago, la commistione governo, dirigenza aziendale e rappresentanza sindacale, invece di assumere a tempo indeterminato almeno mille conducenti, invece di reclutare nuovi meccanici ed operai, invece di comprare mezzi, eliminare il superfluo e ridurre al minimo il numero dei dirigenti, invece di tutelare i lavoratori anche rendendo i tempi giro a più umana dimensione, vuole risollevare i trasporti sulle spalle di coloro i quali hanno sempre solo dato.

I telegiornali e la stampa che infangano la categoria non dicono che agli AUTOFERROTRANVIERI sono concessi solo dieci giorni di ferie l’anno e che ne hanno accumulati settanta, ottanta, novanta cadauno

I telegiornali e la stampa che infangano la categoria non dicono che a breve avremo conducenti che per non perdere soldi in busta paga andranno in guida con una falange fratturata.

Che si ritroveranno alla conduzione di un treno con la febbre alta. O non potendo più assistere un familiare malato e disabile svolgeranno il loro turno di servizio con una attenzione non perfettamente concentrata visto che la mente sarà fisiologicamente proiettata verso un’altra sponda.

Da diciotto mesi vi raccontiamo la realtà italiana.

Sono arrivati.

Sono arrivati pure a Roma.

Il trasporto siamo noi.

Atac è nostra.

ATAC é di chi la ama e di chi vuole vederla nuova, per offrire ai lavoratori e alla cittadinanza tutta un servizio degno della città più bella del pianeta.

Solo noi possiamo fare qualcosa.

Solo noi AUTOFERROTRANVIERI e cittadini perché non siamo scollati dalla realtà come i rappresentanti politici, i dirigenti aziendali ed i membri sindacali che hanno l’ardire di decidere per noi senza avere la più pallida idea di cosa significhi essere conducenti.

Domani, martedì 30 giugno, saremo in piazza santi apostoli dalle 8 alle 14 per informare cittadini e lavoratori di questa umiliazione che saremo costretti a ricevere qualora vada in porto il macabro disegno della privatizzazione.

Saremo a Roma, mentre ci saranno presidi in tutta Italia, per dire no al progetto busitalia, no alla privatizzazione del trasporto e si ad una utopia realizzabile e da realizzare che parla di un trasporto pubblico, efficiente e di qualità.

Al nostro fianco, l’unica realtà politica che si schiera contro la privatizzazione e a favore della cittadinanza.

Quintavalle c’è.

Cambia-Menti m410 c’è.

MoVimento 5 stelle c’è.

abbiamo domani assoluto bisogno anche di te….

 

 

Author: Micaela Quintavalle

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