ATAC rinnovo RSU

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Come già espresso martedì 6 maggio, L’Associazione Sindacale Cambia-Menti m410 ha deciso di non partecipare alle prossime elezioni elettorale in ATAC per il rinnovo delle RSU.

Non potevamo fare altrimenti, per rispetto e coerenza di quel principio fondamentale che ci ha accompagnato fino ad oggi per poter rappresentare e tutelare dalla base i lavoratori e non ci renderemo complici di chi ci vuole moderni schiavi, con la testa china a subire qualsiasi angheria.

Con l’accordo del 12 febbraio hanno distrutto il liberalismo sindacale, perché con l’applicazione delle linee guida dell’accordo Confederale del 10 gennaio 2014 si garantiscono, al tempo stesso, la stragrande maggioranza delle RSU previste ad elezione diretta, lasciandone solo i resti alle altre OO.SS. partecipanti. Al di là del ruolo delle RSU, deliberatamente ridotto in questi anni a figura secondaria dalle segreterie regionali confederali, dopo le elezioni, la sorte dei lavoratori in ATAC sarà totalmente nelle mani di CGIL-CISL-e UIL. Ovvero quelle OO.SS. che in questi anni hanno permesso di interrare diritti e garanzie sotto cataste di accordi che, dettati dalla logica culturale del “male minore”, stanno riportando il mondo del lavoro allo stato ossequioso di inizio ‘900.

Rispettiamo, anche se non le comprendiamo, le scelte fatte dalle altre OO.SS., che pur condividendo pienamente l’analisi critica esposta, hanno deciso di sottoscrivere l’accordo su Rappresentanza e Prerogative sindacali per poter partecipare al rinnovo delle RSU, ma noi scegliamo la libertà sotto ogni forma.

 Illustrata come fosse una direttiva di legge, non lo è tassativamente, essendo un accordo che incatena solo gli stipulanti. In questo elaborato si decreta, in modo evidente, che i diritti sindacali spettano solo alle organizzazioni sindacali che accettano e sottoscrivono totalmente tale “Testo Unico”. Detto ciò, se fino ad ora, tutti i sindacati (confederali e di base) potevano partecipare alle elezioni RSU, seppur con condizioni distinte e discutibili, d’ora in poi questo non sarà più possibile. Infatti potranno partecipare alle elezioni RSU (oltre che alla contrattazione collettiva) solo le OO.SS. che “accettino volontariamente, esplicitamente ed totalmente i contenuti del presente accordo, dell’Accordo Interconfederale del 28 giugno 2011 e del Protocollo 31 maggio 2013”. Questo significa che tutti i sindacati che si contrappongono a questo accordo autocrate perdono qualsiasi diritto di rappresentanza sindacale nelle aziende.

 Per fare un esempio pratico, se in un’azienda la maggioranza dei lavoratori sostenesse una O.S. che non avesse condiviso l’accordo in questione, questi non avrebbero il diritto a eleggere rappresentanti RSU. Mentre, nel caso in cui decidesse di sottoscriverlo, per avere garantito il diritto di rappresentanza sindacale e per tentare di accedere alla contrattazione collettiva, oltre a dover dimostrare  di rappresentare il 5% dei lavoratori del settore, come risultante dalla ponderazione effettuata dal Cnel ( Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) tra il dato associativo (percentuale delle iscrizioni certificate) e il dato elettorale (percentuale voti ottenuti su voti espressi), si impegnerebbe a rinunciare automaticamente al diritto di sciopero e di azione conflittuale, se non nei tempi e nei modi decisi da CGIL, CISL, UIL e Confindustria (Confservizi nel ns.settore).

Dall’atto di ratifica del contratto aziendale del 50%+1 delle RSU, le OO.SS. firmatarie dell’accordo NON potranno più organizzare iniziative di sciopero e di lotta contro l’accordo stesso. In caso contrario subirebbero sanzioni economiche e la revoca dei diritti sindacali.

Non sarà nemmeno più possibile organizzare proteste o scioperi durante le trattative!

Inoltre, il Testo Unico prevede l’istituzione di un collegio di conciliazione che dovrà valutare, giudicare e infine sanzionare quei sindacati che dovessero esprimere posizioni critiche o antagoniste. Insomma un vero e proprio tribunale sindacale composto da 3 rappresentanti dei sindacati firmatari, da 3 rappresentanti di Confindustria/Confservizi e un presidente “esterno ed esperto”, scelto congiuntamente dagli altri componenti tribuni.

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