ATAC – CAMBIA-MENTI M410 – IL FAMIGERATO CASO PARENTOPOLI IN ATAC SPA

Il famigerato caso “Parentopoli” in ATAC Spa

Per trasparenza informativa, abbiamo voluto scrivere un breve comunicato che ripercorre, parzialmente, i testi, molto lunghi, di due sentenze giudiziarie di rilevante spessore sul caso comunemente noto come “Parentopoli” in ATAC Spa: sentenza penale (2016) e sentenza della Corte dei Conti (2015).

Qualche settimana fa, infatti, è stato depositato e pubblicato il testo definitivo, corredato dei motivi,della sentenza pronunciata in primo grado di giudizio dal Tribunale Penale di Roma in composizione collegiale, a chiusura di un complesso procedimento penale che ha riguardato illegittime assunzioni effettuate in ATAC Spa, Metro Spa, Trambus Spa, negli anni 2008, 2009, 2010 (Sentenza n. 18619/16 depositata in data 14/3/2017).

I nomi di maggiore rilievo dei dichiarati colpevoli sono quelli dell’ex Amministratore Delegato Adalberto Bertucci, di Masciola Luca, ex Direttore delle Risorse Umane, Tulli Tullio, ex Direttore Generale, di Trambus Spa; Marzia Antonio e Tosques Vincenzo, rispettivamente ex A.D. e Responsabile Gestione del personale di ME.TRO. Spa, società confluite in ATAC Spa, e, quindi, in ultima fase, nuovamente Adalberto Bertucci, Di Luzio Riccardo e Marinelli Mario, preposti ai vertici dell’allora neonato assetto societario “allargato” di Atac Spa.

Come da sentenza, costoro, nell’esercizio delle loro funzioni, provvedevano ad assumere personale amministrativo alle dipendenze delle menzionate società, omettendo di indicare in qualsivoglia atto o di fare riferimento nel singolo contratto di assunzione a specifiche e reali esigenze dell’azienda in relazione alla precisa figura professionale per la quale avveniva l’assunzione; inoltre, in molti casi, è stato palesemente difficile persino riscontrare la corrispondenza tra le competenze richieste dalle posizioni ricoperte e le competenze curriculari avute dai lavoratori assunti (così la sentenza in commento).

Il reato accertato è di abuso di ufficio ex artt. 81 (Concorso formale.Reato continuato), 110 (Pena per coloro che concorrono nel reato), 323 (Abuso d’ufficio), del codice penale, per avere assunto, con rapporti di lavoro subordinato, decine e decine di persone senza previo esperimento di procedure concorsuali o di selezione, violando i principi fondamentali del diritto pubblico in merito al reclutamento del personale secondo trasparenza, legalità, pubblicità e pari opportunità, principi vincolanti ed inderogabili anche nelle società municipalizzate che esercitano servizi pubblici con formula di Affidamento in House, in applicazione dell’articolo 97 della nostra Costituzione (su buon andamento ed imparzialità della pubblica amministrazione). Incontestabile la presenza di un ingiusto vantaggio patrimoniale procurato ai soggetti privati assunti con indebite retribuzioni e corrispondente danno nelle casse di ATAC Spa, Metro Spa e Trambus Spa oltre che del Comune di Roma.

Il testo dell’articolo 323 del codice penale così recita: Salvo che il fatto non costituisca un più grave reato, il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio  che, nello svolgimento delle funzioni o del servizio, in violazione di norme di legge o di regolamento, ovvero omettendo di astenersi in presenza di un interesse proprio o di un prossimo congiunto o negli altri casi prescritti, intenzionalmente procura a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale ovvero arreca ad altri un danno ingiusto, è punito con la reclusione da uno a quattro anni. La pena è aumentata nei casi in cui il vantaggio o il danno hanno carattere di rilevante gravità.

La sentenza in esame ricostruisce in maniera originale, precisa e circostanziata la fattispecie di Abuso d’Ufficio addebitata ai colpevoli, arricchendosi di particolari coloriti, interessanti rifiniture e minuziose argomentazioni che lasciano senza parole il lettore, oltre che con una buona dose di rabbia e delusione.

Le assunzioni avvenivano senza alcuna pubblicità; sulla base di curricula che a volte non c’erano e se c’erano non venivano verificati dagli organi di selezione mancando la mansione che il candidato doveva svolgere e per la quale era selezionato; con selezioni fondate sulle aspirazioni dei candidati e non sulla verifica delle loro capacità e competenze tecniche; senza istruttoria; erano frutto di decisioni arbitrarie e clientelari. La maggior parte degli assunti, quasi sempre privi di professionalità, erano legati da rapporti di affinità e conoscenza di esponenti politici, romani o tiburtini, di Forza Italia e Alleanza Nazionale o persone a costoro vicine ed erano espressione del volere dell’amministratore delegato del momento o del Direttore del personale (vedasi pagg. 85 e ss. della sentenza).

Senza entrare nei dettagli, per non riprodurre il testo integrale della sentenza, per citare alcuni esempi, era stato assunto Cristofari, genero di Bertucci; poi il suo autista personale; molti giovani di Guidonia Montecelio, suo paese di origine; Napoleoni, figlia dell’allora segretario regionale della UIL Trasporti; militanti del PDL; Forza Italia; Fratelli d’Italia, tutti aventi ben definite qualifiche e connessioni familiari e politiche (questi alcuni nomi indicati nella sentenza).

Nella maggior parte dei casi, per le assunzioni, venivano creati ad hoc ruoli di fatto inutili nel complesso organizzativo aziendale e venivano predisposti esosi premi di risultato che elevavano ancora di più la spesa a carico della società, per conseguire nessun risultato migliorativo sul piano della efficienza aziendale.

L’elemento soggettivo accertato nel reato de quo è il dolo, soprattutto a fronte della ricca documentazione prodotta in giudizio e dimostrativa dei severi e rigorosi diktat inviati dal Comune di Roma ai vertici delle aziende coinvolte. I provvedimenti comunali sancivano, in via assolutamente perentoria, il blocco totale delle assunzioni e il massimo contenimento della spesa, risultando in deficit i bilanci delle aziende municipalizzate, al limite del default. Ciò nonostante, le assunzioni furono fatte in spregio delle su menzionate istruzioni comunali, e, anzi, l’ordine di bloccare le assunzioni era sistematicamente e dolosamente disatteso (così la sentenza).

Interessante, tra le altre, la testimonianza resa da Basile Maurizio, ex A.D. di ATAC Spa, durato ben poco in carica (ottobre 2010 – dimessosi il 14 aprile 2011). Egli dichiara di avere riscontrato in Atac Spa una esagerata ingerenza ed interferenza dei sindacati, oltre a carenze nel management precedente. Volendo avviare una politica gestionale di taglio assoluto di spese e il blocco totale alle assunzioni nell’area impiegatizia, trovandosi di fronte ad alcuni “intoccabili” assunti, giunto allo scontro col sindaco Alemanno, decide di dimettersi immediatamente.

Nel corso dell’istruttoria condotta dalla Procura di Roma, è emerso che pochi dei lavoratori coinvolti si sono dimessi volontariamente, gli altri sono rimasti in ATAC Spa, senza avere subito neanche un procedimento disciplinare da parte dell’azienda. Dunque, non vi è dubbio che le assunzioni in questione sono non solo illegittime ma anche illecite (…), così la sentenza nelle ultime pagine. I tentativi doverosamentposti in essere dagli amministratori delegati, nominati dopo Bertucci, di razionalizzare e riportare la gestione delle assunzioni ai minimi criteri di legalità è stata ostacolata dalle componenti di alcuni sindacati attenti esclusivamente alla difesa di interessi corporativi ed impedita da precise volontà politiche promananti dai vertici dell’amministrazione comunale (così pag. 104 sentenza).

Accanto alla sentenza penale sin qui parzialmente esaminata, non va dimenticata la sentenza di condanna n. 449/2015 pronunciata sul medesimo caso dalla Corte dei Conti, Sezione Giurisdizionale per la Regione Lazio. La sentenza così esordisce: A seguito di notizie apparse sulla stampa, la Procura di questa Corte ha avviato un’istruttoria concernente una ipotesi di danno all’erario per una serie di illecite assunzioni di personale all’ATAC Spa, che hanno formato anche oggetto di accertamento in sede penale e di richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura di Roma l’8 aprile 2013 per i medesimi presunti responsabili in questa sede.

Anche la Corte dei Conti imputa il reato a titolo di dolo, attesa la chiarezza della norma e la sua portata obbligatoria, viste, inoltre, le diverse note di sollecito e lettere provenienti dal Comune di Roma che imponevano il blocco delle assunzioni.

Da queste assunzioni è derivato un danno notevole alle casse pubbliche e un ulteriore aggravamento sul bilancio aziendale. Le  retribuzioni sono state erogate in assenza dei requisiti richiesti e su di esse sono stati versati i dovuti contributi INPS: le ritenute INPS rappresentano esse stesse un indebito vantaggio per gli assunti facendo lievitare il loro “monte pensione”

Ad oggi, dunque, stante il testo di entrambe le sentenze considerate, le assunzioni risultano illegittime ed illecite e si sta decidendo il licenziamento di questi lavoratori.

Sia ben chiaro, nessun sindacato può essere favorevole al licenziamento massivo di più persone ma il senso critico non deve mancare soprattutto quando si innestano interessi collettivi di rango superiore. Ci riferiamo al merito, alla premialità nelle selezioni del personale e soprattutto all’innalzamento dei livelli di preparazione tecnica-professionale di chi viene assunto tale da offrire all’esterno un servizio pubblico migliore, gestito e curato al megli0.

Il merito, calpestato, dovrebbe essere l’asse portante di una società qualitativamente evoluta, con una classe dirigente preparata, con competenze e conoscenze tecniche all’altezza delle funzioni rivestite.

A seguito di questi scandalosi scambi clientelari, di origine politica-familiare, le casse di ATAC Spa sono in deficit, occorre sopperire ad incombenti esigenze di personale nell’area degli operatori di esercizio (Autisti) per incrementare la qualità e la quantità del servizio nel trasporto pubblico localee, invece, viste le pessime gestioni passate, c’è il rischio di bloccare ancora assunzioni a danno dei cittadini-utenti e di chi veramente meriterebbe un posto di lavoro per competenza e onestà.

Quindi, se è dimostrato, come risulta dalle due sentenze menzionate, che le assunzioni effettuate illo tempore siano illegittime è giusto che vengano disposti i licenziamenti, semprechè in questo bel Paese la legge sia davvero uguale per tutti. Inutile addurre la scusante della non colpevolezza di questi lavoratori: ridicolo pensare che la loro ingenuità sia al livello di non sapere di essere stato assunto grazie all’amicizia di turno. Insomma, in Italia, per via di questo pietismo buonista, ci ritroviamo spesso carrozzoni di gente assunta senza preparazione, carrozzoni di gente che tolgono opportunità di lavoro a tanti lavoratori davvero capaci e competenti. Non trascurabile, infine, il fatto palese che c’è sempre complicità nello scambio di favori!

Sul piano tecnico ed oggettivo del diritto, invece, la giurisprudenza lavoristica è nel senso di ritenere nullo il rapporto di lavoro a tempo indeterminato instaurato da una società a totale partecipazione pubblica che svolge servizi locali, senza selezione a evidenza pubblica, in violazione dell’articolo 18 del d.l. n. 112/2008, essendo le norme di reclutamento del personale negli enti pubblici e nelle società a partecipazione pubblica norme imperative. 

In merito interessante la sentenza n. 420/2015 del Tribunale di Monza, che ha riconosciuto la legittimità del recesso intimato da una società comunale a un dipendente, assunto con qualifica dirigenziale, a tempo indeterminato. Appurando la nullità del rapporto di lavoro, il Tribunale ha statuito che non erano dovuti al dirigente né l’indennità sostitutiva del preavviso, né l’indennità supplementare richiesta secondo il Ccnl Dirigenti Industria applicato per licenziamento ingiustificato.

Ciò esposto, resta molta amarezza sulle vicende che ogni giorno vengono alla luce nelle aule di tribunale e auspichiamo che la legalità venga ripristinata in Atac Spa per il bene di tutti e soprattutto nell’interesse di chi aspira, con onestà e serietà, ad una occupazione lavorativa dedita al servizio dei cittadini ed utenti nel trasporto pubblico romano.

Segretario Regionale Roma e Lazio

Alessandro Scarpa

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