Amtab, Bomba Sull’Autobus

La domanda di mobilità sempre più indirizzata al trasporto pubblico deve però far fronte a gravi problemi strutturali, che riducono l’efficacia e l’efficienza del settore e che rischiano di mettere a repentaglio la sua qualità e il suo servizio. La crisi economica ha innanzitutto messo in evidenza la difficile sostenibilità finanziaria delle aziende del trasporto pubblico, e la mancanza di scelte strategiche volte al medio-lungo termine.

In seguito alla crisi, i fondi pubblici destinati alla gestione del settore trasporti si sono drasticamente ridotti, che uniti alla copertura dei costi operativi e ai fondi destinati agli investimenti, non crea una visione di sviluppo del settore al medio-lungo termine volta a migliorare l’efficacia del servizio. Per via di questo, gli investimenti nel settore, diminuiscono e di conseguenza la spesa per il rinnovo del parco veicoli.

In Italia i mezzi di trasporto pubblico, dallo studio fatto sulla mobilità da AlixPartners, hanno una vita mediamente più alta rispetto agli altri paesi europei: 11.6 anni in media per la gomma italiana, in confronto ai 7 europei. Oltre a ridurre la qualità del servizio, il mancato rinnovo dei mezzi di trasporto incide negativamente sui costi operativi delle aziende di trasporto, i cui costi di manutenzione aumentano drasticamente. Le aziende rischiano inoltre di perdere maggiori clienti, dato che la domanda di trasporto pubblico, oltre una soglia di reddito, risulta fortemente influenzata dalla qualità del servizio.

Detto ciò, per farvi capire sommariamente ciò che accade nella realtà di tutti i giorni, vi riportiamo di seguito un articolo sulle condizioni di lavoro della Società di Trasporto Pubblico di Bari Amtab.

Quando mesi fa inaugurammo il filone Amtab a pezzi, mai avremmo immaginato di dover documentare le condizioni da terzo mondo del parco mezzi in circolazione, tanto disastrati da aver più volte raccontato di pneumatici lisci che scoppiano all’improvviso, fumo in cabina dal vano motore, olio perso per strada, con rischi paurosi per il personale e i passeggeri.

Il presidente dell’Amtab Nicola Marzulli ha convocato per domani i sindacati indipendenti. Al centro dell’incontro, tra i vari temi, la questione sicurezza. Alla vigilia della convocazione siamo andati in piazza Moro, gli stessi autisti ci hanno confermato che anche oggi le vetture costrette in officina sono una trentina, con una media di quaranta.

Purtroppo, però, non va meglio agli autobus usciti dal deposito dell’azienda. Dal gioco delle tre carte a cui sono costretti i meccanici, spuntano vetture tenute insieme con la corda, mezzi chiusi le cui porte si aprono con la sola imposizione delle mani o col vano motore privo di chiavistello, tanto che chiunque potrebbe “divertirsi” a tagliare cavi, tubi o persino piazzare un bomba, come abbiamo fatto noi metaforicamente, ignari del fatto che mentre noi ci mettevamo simbolicamente “alla guida” di un autobus per dimostrare quanto è facile, un albanese ubriaco la ha fatto sul serio.

Da tutto questo torna più atroce che mai il dubbio che ci attanaglia da mesi: ora che i collaudi dei mezzi non sono più svolti internamente, ma affidati alla Motorizzazione Civile, come fanno gli autobus a circolare in queste condizioni? Ha qualche santo in paradiso l’azienda per poter far circolare questi autobus? Quando ci scapperà il morto, chi finirà al gabbione?

Author: Cambia-menti M410

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